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"da quanto non passa il 60?"

quante volte o preso l’autobus sbagliato, o semplicemente ho sbagliato direzione…
(sono scesa e l’ho ripreso nella direzione giusta…)
quante volte ho fatto esperimenti quando andavo all’università, alla ricerca di un percorso piu’ rapido/comodo/efficace per spostarmi da una parte all’altra di roma.
(esperimenti a volte riusciti, altre falliti miseramente)
quante volte mi sono persa cercando di raggiungere una zona della mia città che non conoscevo.
(ho chiesto a un passante, oppure ho consultato il tutto città)
e quante volte ho pensato romanticamente "adesso prendo un autobus a caso, il primo che passa, e vedo dove va…"
 
beh, ho rischiato molto.
potevo finire infatti come la signora che, per un autobus sbagliato, è scomparsa per 25 anni, ha vissuto come una vagabonda, è stata arrestata, internata come pazza e alla fine è riuscita per puro caso a tornare a casa.
 
venticinque anni fa questa povera signora malese, chissà, forse distratta, forse mal indirizzata, ha sbagliato autobus ed è approdata in thailandia, dove non è riuscita a comunicare con nessuno (lei non parlava thailandese e le persone che incontrava non parlavano malese), non è riuscita a tornare indietro, è stata considerata un’immigrata clandestina, arrestata, creduta muta e internata, nessuno ha parlato con lei per 20 anni e lei non ha parlato con nessuno, fino a quando tre studenti che parlavano la sua lingua non l’hanno aiutata a tornare a casa.
ed erano passati 25 anni.
 
alle mie spalle ho un planisfero.
thailandia e malesia sono attaccate, dopo tutto….e il mondo visto in formato 100×60 circa sembra davvero a portata di mano. 
siamo abituati a pensare che il mondo sia tutto sommato piccolo, che si possa facilmente andare ovunque, che i confini si siano ristretti.
soprattutto noi, utenti del cyberspazio, che possiamo raggiungere amici lontani, cmprare prodotti esotici senza muoverci di casa, che possiamo leggere giornali di qualsiasi paese, vederne i telegiornali, ascoltarne la radio.
il mondo è piccolo, in fondo, è tutto qui, chiuso nel perimetro del mio schermo, schiacciato dietro un vetro.
 
ma è davvero così?
abbiamo abbattuto barriere teoriche, ma non quelle linguistiche, nè tantomeno quelle culturali, se pensiamo che all’interno dello stesso stato ci sono etnie che si guerreggiano da secoli….
e se qualche volta non riusciamo ad andare d’accordo spesso nemmeno fra vicini di casa, se parliamo con un amico senza veramente ascoltarci e capirci, come possiamo pensare di poterci capire con chi ha una storia e una lingua tanto diverse dalla nostra?
 
mi sono voltata a guardare il planisfero alle mie spalle.
una serie di figure colorate, sembra una coperta patchwork.
eppure dietro ognuna di quelle linee, in ognuna di quelle superfici di colore diverso c’è una storia, c’è una guerra, c’è sangue, c’è lotta, ci sono vittorie e sconfitte.
è tutto lì, colorato, piccolo, a portata di click…
e se ci vogliamo andare davvero possiamo farci guidare dal nostro navigatore satellitare…una voce amica ci dirà dove andare…a destra, a sinistra, dritto per 3 km poi a destra….
 
ma questo è il mondo visto dalla poltrona, visto da questa parte dello schermo, il mondo nel quale ci muoviamo con i nostri strumenti tecnici, il mondo nel quale sappiamo esprimerci e i nostri interlocutori ci capiscono…
proviamo a prendere un autobus immaginario che ci porti in un paese qualsiasi.
proviamo a chiudere gli occhi e indicare un punto a caso su un mappamondo.
che cosa faremmo se capitassimo in un luogo di cui non conosciamo la lingua? se nessuno sapesse inglese, francese, tedesco, spagnolo, una qualsiasi delle lingue che usiamo per viaggiare?
 
e se dovessimo andare a piedi da milano a reggio calabria, ne saremmo capaci?
io senza mappe non saprei nemmeno andare da roma frosinone….
 
no, forse il mondo non è ancora così piccolo.