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una vecchia fotografia

vi è certamente capitato di ritrovarvi sotto le mani una vecchia fotografia.
non una di voi bambini, ma una di pochi anni fa, una di un periodo nel quale pensavate di essere piu’ o meno uguali a ora, ruga piu’, ruga meno, capelli lunghi o corti, vestiti fuori moda…
non è come guardare con tenerezza le proprie foto da bambini, nemmeno come spalancare gli occhi davanti alla foto della patente ("santo cielo, ma ero davvero così?????"
sono le fotografie di pochi anni fa…le fotografie del prima
 
spesso quando guardo una fotografia non posso fare a meno di vedere quello che non c’è piu’ che quello che c’è…non vedo solo una persona o un posto, vedo la situazione, vedo la vita che scorre prima dello scatto e che continua il suo fluire dopo.
e se sono io il soggetto, vedo la mia vita in quel momento, vedo la consapevolezza di qualcosa dietro uno sguardo triste o un sorriso appena tirato o la sua assoluta ignoranza dietro un sorriso beatamente inconsapevole.
e mi è capitato anche con persone a me vicine…guardandole in una foto non riuscivo a vedere "loro", ma vedevo la loro vita in quel momento, le loro paure, le loro preoccupazioni, le loro gioie e i loro dolori…
è come se la fotografia non fermasse solo quell’istante, quell’immagine, ma tutto ciò che c’è intorno, come se fermasse il tempo "click!" e raccontasse una storia al di là delle immagini, ma solo per chi vuole fermarsi ad ascoltarla, solo per chi vuole andare al di là dell’apparenza, dei colori, dell’esposizione, della composizione, del bell’effetto e della luce.
 
a volte forse nelle fotografie non mie le storie me le invento….
mi capita nelle mostre fotografiche, dove mi ritrovo a fantasticare sui soggetti.
chissà che cosa pensava quella bambina che ha interrotto il suo gioco per farsi fotografare?
o quella ragazza, ferma in posa naturale…per quanto tempo l’avrà studiata quella posa, che evidenzia i suoi pregi e nasconde i suoi difetti?
e quell’uomo, che cosa avrà detto quando si è accorto di essere stato fotografato? se mai se ne è accorto…
 

per questo mi piacciono molto le fotografie, mi piace farle, mi piace vederle, mi piacciono le mostre fotografiche.

per questo mi piacciono alcune fotografie, mentre altre che magari piacciono ai piu’, a me raccontano poco.
credo sia una questione di sintonia personale con la storia in questione…
 
per questo quando faccio una fotografia cerco per prima cosa di avere una storia da raccontare.
 
ai tempi delle fotografie di carta mi piaceva fare l’album, metterle a posto, sovvertire il loro ordine cronologico, perchè sapevo come andava finire la storia che stavo raccontando…
ora organizzarle in cartelle è un po’ piu’ difficile, riguardarle piu’ veloce, il loro numero è aumentato a dismisura, spesso ripassiamo sopra con un tocco rapido e distratto del tasto "page down"…tic…tic…tic
 
ecco, ero partita per parlare di un’altra cosa e ora mi ritrovo a parlare di archiviazione….
ero partita per parlare del mondo che non vediamo, che si nasconde fuori dal nostro campo visivo, ma che comunque lo influenza. del mondo che credevamo non fosse mai esistito, ma eccolo lì, fuori dai bordi di quell’immagine…
 
ero partita per parlare di quella parte della nostra vita che a ripensarla ci sembra così vicina, ma che poi, a ben vedere, è così lontana.
episodi accaduti relativamente poco tempo fa, che ci sembrano ancora attuali, ferite che ci sembrano ancora aperte.
ma poi le guardiamo in una fotografia, le rileggiamo in una lettera finita in fondo a un cassetto o nell pagine consumate di un diario.
e ci troviamo a chiederci "ma è possibile che quello fossi io? possibile che quella fosse la mia vita?"
e ci accorgiamo che la ferita si è richiusa e quello che ci fa male ora è la cicatrice e il ricordo del dolore.
 
a questo forse serve scrivere, a questo serve fermare le immagini.
non tanto a ricordare quello che c’è in una pagina, che appare su uno schermo o su un quadrato di carta fotografica.
serve a vedere quello che era fuori dal quadro.