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passaggio in india – VIII ed ultima parte – luna piena sul lago di udaipur e valigie polverose

ultima puntata
 
abbiamo lasciato l’india partendo da udaipur, in una notte di luna piena, una luna tonda e luminosa che si specchiava nel lago, regalando alla città un’atmosfera magica.
abbiamo salutato l’india chiacchierando a gesti con due santoni seduti sulle scale del tempio di udaipur, fermi lì dalla mattina, gli occhaili da presbite sul naso, che leggevano il giornale.
abbiamo fatto le valigie riempiendole di abiti polverosi, di oggetti comprati qua e là, di quadernetti colorati (fatti da un ragazzo con il quale ci siamo messi a chiaccherare un po’) sui quali raccontare i prossimi viaggi, o anche semplicemente annotare i piccoli viaggi di ogni giorno.
abbiamo stipato il thè e le spezie per riportare a casa il profumo dell’india nei pomeriggi freddi, per far uscire dal fumo della tazza i suoi colori e i suoi rumori.
abbiamo sistemato i bastoncini di incenso comprati fuori dal tempio di karni mata, riempito gli angoli della valigia con i cuscini ricamati con gli specchietti, che rifletteranno la luce dall’india fino a roma.
non abbiamo spolverato le scarpe, lo faremo a casa, per portare con noi ancora un po’ di quel disagio, di quel senso di provvisorio che si ha sempre quando si viaggia, con la valigia sempre pronta, sentendosi a casa in ogni città nuova e sentendosi però al tempo stesso estranei.
abbiamo trovato un posto per la statua di ganesh che buphander, il nostro autista, ci ha regalato l’ultimo giorno.
verrà con noi lontano…non è di materiale prezioso, è di una strana plastica profumata, ha il colore dei dolci allo zafferano, ma sarà un nostro compagno di viaggio da ora in poi e troverà il suo posto a casa nostra.
in fondo ganesh è il dio che ci ha accompagnati per tutto il viaggio, che abbiamo incontrato dappertutto…ho ancora – accanto a quello italianissimo di pomellato – il braccialetto di cordoncino rosso che mi è stato legato al polso nel suo tempio di ranthambore. ha resisitito piu’ di quanto immaginassi, è scolorito e sfilacciato, ma accanto a quello d’argento fa la sua splendida figura.
 
le valigie sono pronte allora, si parte, si torna a casa e già dall’aereo olandese ci si sente a casa. atterrati ad amsterdam si capisce che quello è, volenti o nolenti, il nostro mondo…anzi, che forse vorremmo che anche il nostro mondo fosse tutto come amsterdam….
 
ero preoccupata partendo per l’india.
ero preoccupata perchè stavo realizzando un sogno antico, stavo realizzando un viaggio ceh avevo sognato per anni, aprendo l’atlante e seguendo con il dito il percorso che separava l’italia dall’india, attraversando il mondo a bordo della fantasia, dei romanzi, dei film.
avevo paura che il mio sogno si realizzasse e che la realtà fosse lontana dal mio sogno.
avevo paura di aver sognato troppo e di restare delusa dalla realtà, come spesso purtroppo accade quando diamo corpo ai nostri sogni.
 
che colore ha un sogno che si avvera?
e che profumo ha?
e una volta avverato avrà gli stessi colori? gli stessi profumi? o avrà colori smorti e cattivo odore?
mi chiedevo mentre preparavo le valigie per la partenza.
 
ora posso rispondere…o meglio, potrei….
oggi posso dire che un sogno ha i suoi colori, ha i suoi profumi.
la realtà ne ha altri.
e non è detto che quelli del sogno siano per forza migliori.
sono diversi e basta.
 
immaginavo un’india colorata, invece ho trovato bianco e nero e color polvere dove immaginavo colori vivaci, ma ho trovato colori inaspettatamente vividi dove pensavo di non trovarne, negli abiti delle donne che lavoravano nei campi, eleganti e colorate come se andassero a una festa.
immaginavo i profumi delle spezie, invece l’odore delle città è un misto di smog, animali, persone. però basta che giri il vento per portare il profumo dell’incenso, o quello della mistura di anice e mentine zuccherose che gli indiani masticano in continuazione, o ancora quello del roseto di ranthambore, nel quale ho passeggiato a lungo ammirando le sfumature dei colori.
non immaginavo la cortesia delle persone, la sincerità di chi riesci a conoscere, la forza dei legami familiari a ogni livello sociale e culturale.
 
c’erano mille cose che mi aspettavo e che non ho trovato e altrettante che non immaginavo ci fossero e che ho invece trovato.
 
"ti è piaciuta l’india?" è stata la domanda che mi è stata rivolta piu’ spesso, con un misto di scetticismo, aspettandosi la mia risposta negativa il piu’ delle volte. già, perchè l’india è una mèta di aspettative e pregiudizi.
ci si aspetta una miseria devastante (che c’è ed è innegabilmente devastante per noi) che rovina il viaggio, oppure ci si aspetta di ritrovare se stessi in un’atmosfera mistica pret-à-porter.
 
io non ho ritrovato me stessa, ma semplicemente non mi stavo cercando e forse, se dovessi ritrovarmi, non andrei in capo al mondo, mi cercherei in luoghi piu’ familiari, per vedere se sono rimasta lì….
non mi sono ritrovata, ma qualcosa ho trovato.
 
ho trovato i veri colori del mio sogno, ho assaggiato i suoi veri sapori e respirato la sua vera aria.
 
i sogni sono belli, ma sono statici, restano sempre uguali a se stessi.
la realtà è dinamica, sorprendente e inaspettata. ed è capace di diventare ricordo ed emozione.
 
 
 
 
 
puntate precedenti 
parte II – on the road
parte III – natale in india
intermezzo n. 1- la "vera" india
parte IV – jaipur
parte V – tigri, gufi, leopardi, topi e altri animali
parte VI – fine d’anno nel deserto del thar
parte VII – omelette a jodhpur
intermezzo n. 2 – un viaggio nelle parole
 
e – live from india