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passaggio in india – parte IV – jaipur – caos e pietre preziose

jaipur è la città delle gemme, quindi ci si immagina una città scintillante e splendente. come se davvero fosse fatta di palazzi incastonati di pietre preziose.
in realtà è una città decisamente carina, se si riesce con gli occhi della fantasia a spostare un po’ di sporcizia, qualche vacca (e inevitabili conseguenze bovine…), qualche personaggio che usa i muri come bagno pubblico.
è anche romantica, se si riesce a far finta di non sentire il chiasso dei clacson, il continuo rumore di sottofondo della macchine che sfrecciano lungo le sue strade diritte.
 
si, jaipur, la citttà rosa, è decisamente carina.
 
è tutta rosa, perchè così volle il suo maharaja nel 1911, in occasione della visita del re giorgio V, quando ordinò che l’intera città fosse dipinta di rosa, tutti i palazzi di stucco e arenaria, lavorati come se fossero di pizzo, sono quindi ancora di un rosa antico che caratterizza l’intera città.
il centro sarebbe delizioso se rimesso a posto.
un lungo viale di botteghine turistiche, con portici e locali (nei quali io non mi sentirei proprio a mio agio a bere qualcosa, però erano invitanti…), e tutto è rosa.
il palazzo dei venti (hawa mahal), un edificio di cinque piani traforato, una specie di scenario teatrale che dà l’idea di essere vuoto dietro.
e poi un incredibile osservatorio astronomico, preciso e puntuale, al di là della sua apparenza di enorme parco giochi, costruito sulla base dell’osservazione del moto degli astri.
l’immancabile fortezza, amber palace, sulla quale si può arrivare e dorso di elefanti dalla proboscide decorata e colorata. 
era il palazzo del maharaja, forse uno dei piu’ belli e raffinati, con le sue stanze affrescate e colorate, incredibilmente decorate con specchietti che riflettono la luce in ogni direzione.
 
insomma jaipur ha una patina grigiastra e sporca,  che sembra di poter spazzare via solo soffiando forte.
magari….rivelando così i suoi colori scintillanti e tuttoil suo splendore.
 
ma jaipur è, come dicevo, la città nota per le gemme.
e l’immancabile passeggiata per M.I. road, la principale via "commerciale" (ma non immaginatevi montenapoleone o nemmeno via del corso….) suscita ancora tante sorprese.
già, perchè in mezzo ai palazzi fatiscenti, tra una stradina e l’altra, dietro a un paio di mucche che passeggiano, un’altra che attraversa la strada incurante del traffico, svetta un edificio in marmo luccicante, con le insegne color oro, una costruzione che pare presa dalla 5th avenue di new york e buttata laggiu’ per qualche pasticcio spazio-temporale.
una gioelleria.
e accanto un’altra, di marmo bianco lucido, e una terza, dalle cetrine imponenti, e una quarta….e così via…..
si può immaginare qualcosa di piu’ decontestualizzato di una gioielleria quaggiu’? soprattutto di quel tipo di gioelleria????
e invece ce ne sono lungo tutta la strada, belle, scintillanti, con vetrine che espongono capolavori spesso difficili da indossare, gioielli eleganti e barocchi.
marciapiedi inesistenti, usati come immondezzaio o latrina pubblica quando ci sono (meglio rischiare e camminare lungo la strada…macchine e moto sono abilissime a schivare i pedoni…) e gioiellerie lussuosissime convivono allegramente…e, come sempre in questa terra di contrasti, si fa presto a trovare la cosa assolutamente normale…
 
il mio preferito resta il gem palace, dall’aria meno imponente e piu’ decadente, dall’interno scuro e dal sapore antico, pur con le fotografie di attori e teste coronate che si sono servite lì negli anni.
una specie di salotto buono della zia ricca, con le poltrone di velluto…un fascino tutto decadente e romantico.
ci sono pezzi spettacolari, ma anche realizzazioni piu’ portabili e soprattutto…abbordabili….si può girare e curiosare tranquillamente, sbirciare le gemme incastonate, ammirare tutte le gamme di colori, chiedere di toccarle.
tutti gentili e disponibili, ti mostrano volentieri i loro lavori (abbiamo trovato una commessa italiana, una ragazza di milano che era lì per uno stage….)
 
credo che nessuno immagini che io abbia resisitito…dalla città delle gemme non si può tornare senza gemme..o no? anche questo fa parte del gioco del viaggio, riportarsi indietro un pezzo di un posto che si è amato….
ma la cosa curiosa è che entrambe le pietre che ho scelto, il quarzo citrino dell’anello (regalino …)  e l’ametista degli orecchini, sono pietre che favoriscono la consapevolezza e la comunicazione, cha aiutano a vedere le cose con chiarezza e proteggono dalle energie dissonanti e negative…..
io li ho scelti per il colore e la forma della pietra e della montatura…..
 
ma, in questo paese magico e affascinante, mi viene da chiedermi se sia stata io a scegliere loro o piuttosto se non siano state loro a scegliere me…
 
 
 
puntate precedenti 
parte II – on the road
parte III – natale in india
intermezzo n. 1 – la "vera" india