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la scrivania del capo

alla fine di questa settimana allucinata e frenetica, mi fermo e guardo la mia scrivania.
devo fare qualcosa!
sembra un deposito di carta…non so piu’ nemmeno di che colore sia…
 
e allora devo fermarmi un momento, con calma, la sera quando tutti sono andati a casa, e riordinare un po’…anche perchè qua sotto potrebbe esserci qualcosa da fare che ho perduto…quelle cose che mi hanno portato mentre affogavo in altre cose da fare piu’ urgenti, mentre dicevo "si…si" a non so bene che cosa…
oggi c’è una tale confusione…
ieri abbiamo concluso una cosa importante, importantissima…si è conclusa bene, benissimo….
solo che sono tre giorni che manco dall’ufficio, salvo sporadiche apparazioni fugaci….quindi mi si è accumulata, oltre al disordine, anche una certa mole di roba da fare…..che vedrò di mettere a posto in giornata…..
mentre stasera, con calma, tocca al falò purificatore… 
 
e allora butto le cose vecchie, le bozze di documenti ormai definiti, metto le lettere nei raccoglitori.
un rituale che mi piace moltissimo, fin dai tempi dell’università, quando, tornata a casa dopo un esame, mettevo i libri nella libreria, i libri, buttavo quello che non serviva piu’ e riponevo gli appunti nei quadernoni.
quel rituale era una specie di catarsi, sanciva il momento nel quale l’esame era davvero passato…ancor piu’ del voto.
si archiviava un esame e avanti un altro!
 
con il lavoro è un po’ diverso, perchè si archivia qualcosa per ritrovarlo prima o poi…nel lavoro nulla finisce davvero per sempre…quindi chi ben ripone, ben trova riposto…
ma è un rituale che è rimasto e mi piace ancora, che mi dà la sensazione di aver messo un altro paletto, un segno…"fin qui siamo arrivati"…
ecco, quando si lavora piu’ che metter via il passato, si gettano le basi per il futuro…come se stessi costruendo un ponte…questa campata è fatta, è solida…metto via il progetto, casomai mi servisse per la prossima, e vado avanti….
 
mentre riordino però guardo (con la mente) alla scrivania dei "capi"…
a parte il colore sono così diverse dalla mia…tutte ordinate, pulite.
a volte ci sono carte e cartacce…ma sono quelle che portano gli altri (noi) e uscendo dalla stanza se le portano via…normalmente solo UN folgio può restare…
la sera tornano magicamente pulite.
chi piu’ chi meno, ovviamente (ho e ho avuto capi con scrivanie peggiori dela mia nei momenti peggiori…) ma in genere la scrivania del capo è libera.
 
mi viene in mente mio padre, che raccontava di un suo superiore, che la mattina li chiamava tutti a rapporto.
"questa a te, questa a te, questa a te…questa a te, questa a te, questa a te…" distribuiva le pratiche "ah!" esclamava poi a distribuzione avvenuta "adesso si!" e rimirava soddisfatto la sua scrivania sgombra.
la giornata poteva iniziare…
 
guardo la mia scrivania…anche ora che è (piu’) ordinata.
è popolata di penne colorate, oggettini dei diversi viaggi, fermacarte stravaganti, c’è l’agenda con le scritte di tutti i colori, la foto del mio gatto (ehi! manca anam!), la radio, il lettore cd, le candele e gli incensi….e di lato il bollitore, le tazze, la scatola del thè…
insomma, non è e non sarà mai sgombra.
 
no, decisamente credo che non sarò mai un vero capo….non ho le table du role….
 
 
 p.s. però, osservando la scrivania del mio capo diretto, che è piena di carte, forse ho qualche speranza….