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il diavolo veste prada

quanto è bello il mondo che luccica?
quanto è bello un lavoro per il quale "milioni di ragazze sarebbero disposte a uccidere"?
è davvero bello essere chi tutti desiderano essere?
 
tutte domande che si pone andrea (andy), una giovane aspirante giornalista, che diviene la seconda assistente personale di miranda priestly, direttrice della rivista runway, bibbia della moda.
andy non si interessa di moda, la trova frivola e inutile, è sciatta, ride delle sue colleghe tacchettine che risuonano "tic tic" con il loro stiletti su e giu’ per i corridoi, trova identiche due cinture celesti "così diverse".
ma a poco a poco si lascia trascinare in quel mondo di scarpe e accessori, di frivolezza presa così sul serio, per ritrovarsi però in panni che, al di là della taglia, le andranno stretti.
 
e allora dovrà scegliere che cosa fare…perchè  il diavolo, anche se veste prada, resta diavolo lo stesso e non sempre vale la pena di vendergli l’anima in cambio di borse alla moda. 
 
avevo letto il libro un anno fa (meno allegro del film) e mi ero ritrovata molto nella situazione della protagonista, come forse tutte fra o 25 e i 30 anni o giu’ di lì, che lavorano già da un po, ma non da così tanto tempo da aver dimenticato come ci si sente "prima" , dal di fuori.
mi ero immedesimata in quella ragazza giovane, piena di sogni e belle speranze, che vede infrangersi all’impatto con la realtà.
 
quando andavo all’università, quando facevo un master, quando cercavo un lavoro e facevo colloqui, avevo un’idea del lavoro che non era – me ne rendo conto ora – assolutamente vicina alla realtà.
ci immaginiamo le aziende come le vediamo nei film, o come ce le raccontano i libri o, peggio ancora, come ce le raccontano quelli che vengono a presentare agli studenti la loro realtà.
lì ci si fa un’idea di un mondo ideale, che segue alcune regole, dove 2+2 fa inevitabilmente 4, dove tutto è un ingranaggio che funziona senza intoppi, perchè anche gli intoppi hanno un loro modo di svolgersi.
si racconta del lavoro in team, della squadra, del condivider gli obiettivi, della customer satisfaction…tutte cose che sembrano così logiche, così semplici…così…belle…
così vere.
 
poi naturalmente la realtà è un’altra cosa…ma questo lo si scopre piu’ tardi…
perchè la realtà è fatta di persone, di storie private, gelosie, risentimenti, frustrazioni.
e allora il collega che dovrebbe lavorare in team con te, ti invidia e sparla di te, o ti nasconde informazioni.
il capo non dà direttive precise, quindi a volte non si sa che cosa fare…o si pensa di saperlo e si sbaglia…
lo stipendio non è mai adeguato al lavoro che si fa (e non lo sarà mai…), quello/a farà sempre piu’ carriera per motivi non proprio ortodossi, perchè è figlio/a di…fidanzato/a con….
e allora i bei sogni diventano realtà…e perdono tutta la loro bellezza.
e arriva quel momento in cui ci si deve confrontare con quelli che erano i nostri sogni e con quello che è diventata la nostra realtà.
e ci si chiede come siamo riusciti ad arrivare così lontano dai sogni senza accorgercene, convinti di aver mosso solo pochi passi da loro.
 
e che si fa?
si torna indietro cercando di inseguirli? si va avanti alla meno peggio, cercando di sopravvivere?
 
qualche volta mi interrogo anche io sui mie sogni, mi guardo, come in una fotografia, 10-15 anni fa…all’università, poi appena laureata.
che cosa volevo? come pesavo fosse il mondo?
a volte mi trovo a confrontarmi con amici e colleghi insoddisfatti, a guardare al nsotro passato lavorativo "eh, ti ricordi…come si stava bene…" dimenticando le difficoltà incontrate allora, perchè il tempo è un gran dottore….
 
qualche volta mi viene da pensare che oggi non faccio ciò che pensavo avrei fatto.
ma, se mi fermo a riflettere, non sto affatto male.
il lavoro che faccio mi piace, il reapporto con capi e colleghi è buono (sento certe storie in giro…)…e allora perchè mi dovrei mettere a rimpiangere qualcosa che alla fin fine non ho mai avuto?
perchè devo guardare con nostalgia a un mondo che mi ero inventata perchè non avevo altro, rimpiangendo quei momenti?
 
non ho perso la fantasia e l’immaginazione, al contrario…non ho perso la capacità di sognare…sogno solo cose diverse.
 
ma se mi mettessi a guardare al mio passato, se lo pensassi con nostalgia, se passassi il tempo a dirmi "come ero felice allora!!", perderi ogni occasione di essere felice ORA…
il passato è passato e la felicità di allora sono i bei ricordi di ora, ma se ci aggrappiamo solo a quelli e da ricordi ne facciamo rimpianti,
perdiamo ogni treno per la felicità presente.
 
però qualche volta, fermandomi a guardare ciò che sono ora, ricordo ciò che sognavo…
e la voce dei sogni si fa piu’ forte che non si può non ascoltarla….