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water

chuya ha otto anni, non le è ben chiaro che è sposata.
ancora meno chiara le è la sua condizione di vedova, quando un marito a lei praticamente sconosciuto muore.
"sai che sei vedova chuya?"
"e per quanto tempo?"
per sempre.
 
e così chuya lascia i suoi genitori per andare in un asrham di vedove, i capelli rasati a zero, un sari bianco, poco cibo giusto per nutrirsi.
non si può ridere, non si può correre, non si può amare.
non si è piu’ nessuno, perchè una vedova può scelgiere se morire insieme al marito, sposarne (se possibile) il fratello minore oppure fare quella vita, di assoluta povertà, castità (a meno di essere venduta per il sostentamento della comunità, naturalmente….), allontanate da tutti come presagio di sventura.
 
una vita difficile da capire e da accettare per chiunque, ma ancora di piu’ per un bambina di otto anni.
una vita che anche le altre trovano pesante, ma che deve essere così e che pertanto va accettata.
una vita dalla quale a volte fuggire sembra così semplice, ma poi succede sempre qualcosa che ci riporta indietro.
 
sullo sfondo dell’india del 1938, mentre gandhi comincia a parlare di idee nuove, di una nuova via, di diritti anche per gli intoccabili e i reietti, mentre si presagisce e al tempo stesso si teme la libertà per quel grande paese, il film water racconta di una realtà straziante ma ineluttabile, di una calma apparente come l’acqua del gange, che purifica, che raccoglie le ceneri dei morti e che libera talora dal peso di questa vita e dà la speranza che la prossima sia migliore…magari reincarnandosi in un uomo.
racconta il desiderio di libertà e al tempo stesso la paura di essere libere di quelle piccole donne vestite di bianco.
una famiglia particolare, dove è difficile legare le une con le altre, perchè tale è la percezione del proprio essere nulla che è difficile anche amare chi ha la stessa triste sorte, è difficile essere solidali se chi ci sta accanto è, come noi, una sventura.
 
ma i sentimenti e la forza sono duri a morire, anche soffocati dal disprezzo, dalla miseria…
l’amore non muore, quello no davvero. e va contro ogni legge umana e sociale, pur mascherata da legge divina.
e gli occhi non possono restare chiusi in eterno, soprattutto davanti all’orrore e all’ingiustizia piu’ grandi.
 
il film è bellissimo, intenso, straziante.
imperdibile, ma attenzione….non uscirete dal cinema come siete entrati…
non potrete restare indifferenti, non essere toccati nel profondo da questa storia.
da questo film non si esce sorridenti o soddisfatti….si esce pensierosi, con la testa affollata di pensieri.
ma, lo ripeto, è uno dei film assolutamente da vedere di questa stagione
 
 
di questo film aveva parlato poco tempo fa un’amica di blog, concludendo con una giustissima riflessione.
alla fine del film, una didascalia ci informa che le vedove in india sono 34.000.000 (trentaquattro milioni!!!!), e che la maggior parte di loro ancor oggi vive in povertà ed emarginazione.
chi combatte per queste donne? il mondo occidentale che si indigna per il burqa, per il velo, spesso portato volontariamente o per tradizione, che cosa ha da dire a favore diqueste donne, la cui unica colpa è essere vive?