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io e napoleone

il nemico, visto da vicino, non è mai così nemico.
ma se è nostro nemico un motivo ci deve essere…
 
e così martino papucci, un giovane maestro elementare, candido e idealista, pervaso da idee rivoluzionarie e antinapoleoniche, è convinto che la sua ragione di vita sia dare la morte al tiranno che il destino ha portato in esilio sulla sua isola d’elba.
ma si trova spiazzato quando viene assunto da napoleone in persona per registrare i suoi pensieri da esiliato e i suoi ricordi da imperatore.
come se il destino lo mettesse alla prova, portandolo così vicino al suo giurato nemico, all’incarnazione di tutto cià che lui odia…portandolo a un passo dal compimento dell’impresa, dandogli l’opportunità di compierla.
qualcosa cambia però quando martino poi comincia a guardare napoleone, al di là della retorica delle sue frasi, al di là di quegli occhi d’aquila, che lo stesso napoleone dubita di aver mai avuto e al di là della sua figura mitica e terribile.
e si trova davanti l’uomo, che si burla del timore reverenziale che gli altri gli tributano e che a lui sembra non interessare, vede il padre, lontanto dal figlio così desiderato, che si rammarica perchè non sa nemmeno se il piccolo parla francese o tedesco, vede il ragazzo adolescente che scrive poesie, ma che il padre manda a forza in accademia militare, vede il bambino allegro, attraverso gli occhi affettuosi della sua vecchia nutrice.
 
ma, come dicevo all’inizio, se qualcuno ci è nemico, un motivo ci deve essere.
può essere la diversità di classe, la diversità di educazione, la diversità di pensiero, la diversità di valori, o un abile mix del tutto…
e alla fine le differenze vengono a galla e si manifestano con tutta la loro forza.
prima c’era un simbolo inumano, oggetto di disprezzo, poi il simbolo si era fatto uomo come noi e avevamo avuto per lui quasi simpatia, ma se l’uomo ritorna nel simbolo, ecco che la catena si spezza.
e il sogno finisce, si infrange rumorosamente…
 
basta poco e il nemico che avevamo umanizzato torna ad essere nemico, noi torniamo a essere quello che siamo…
anche se cambiamo abito, anche se cambiamo professione, anche se cerchiamo di sfuggire a noi stessi, in qualche modo ciò che siamo ci raggiunge sempre…
ed è giusto così…che gli imperatori facciano gli imperatori, che i rivoluzionari facciano i rivoluzionari…
ma anche che, di tanto in tanto, i mercanti facciano gli scrittori e gli scrittori i mercanti…
 
insomma, mettersi nei panni altrui fa capire meglio i propri…
 
il film è "io e napoleone" di paolo virzì…che consiglio caldamente a tutti…