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bisogna aver orecchio….

un’amica di blog parla della voce delle persone di cui non si conosce il volto, volto che si immagina attraverso le sfumature della voce…e anche di voce che si immagina per persone che si conoscono solo per iscritto.
 
in un altro blog che frequento spesso e volentieri si parlava tempo fa di accenti.
di quelle svariate sfumature che distinguono in modo così netto un veneto da un siciliano, un ligure da un napoletano…
 
la voce è uno strumento, con tutte le sue sfumature, i suoi toni, i suoi accenti, i tremori che non riescono a dissimulare un’emozione.
e poi ci sono i dialetti, in alcuni casi vere e proprie lingue.
un modo esprimerci che tradisce chi siamo, o meglio, da dove veniamo…
accenti simpatici o antipatici, gradevoli o sgradevoli….
semplicemente il nostro modo di parlare al mondo.
 
oggi, con la televisione, parliamo tutti una specie di lingua comune, ma sotto sotto, è rimasta traccia delle nostre origini.
 
io ho una voce che a me non piace affatto, piuttosto nasale (e chi ha visto il mio naso può ben immaginare perchè…)…inoltre non ho un accento definito, avendo passato piu’ di metà della mia vita a cambiare città…e, con un padre lombardo e una madre toscana, non avevo nessuna possibilità di rifugiarmi in un accento domestico…
così lavavo i panni nel po e li sciacquavo in arno.
 
vivo a roma da ormai tanti anni e mi accorgo che ho preso le labiali doppie di roma, che è la prima cosa che si attacca di questa città…
"va bbene", "la robba", "aho’!", "ma che stai a di’…"…non è bellissimo da sentire, lo ammetto, sopratutto all’interno di un accento non romano, ma vi assicuro (e chiunque abbia soggiornato un po’ nella capitale mi darà ragione) che non si può evitare…anche i miei amici padovani ormai sono passati al lato oscuro dell’accento…e i loro figli cresceranno con l’accento romano (li prendiamo in giro a volte…"ehi, ma tuo padre lo sa che suo nipote arriverà da lui dicendo "anvedi chi ce sta! mi nonno!!" …e il nonno padovano avrà un collassso…)
 
ormai quando vado al nord mi dicono "uè, hai preso subito l’accénto di roma, eh?"….
abbozzo un sorriso…"eh, si…."…forse si aspettano una battuta alla carlo verdone, ma non mi viene…santo cielo, sono piemontese…
però a roma se ne accorgono subito che non sono una di loro….mi guardano con sospetto alle prime tre parole che dico
"non sei di roma?"
no, e allora via a dire che sono mezza piemontese, mezza lombarda e mezza toscana, ormai trapiantata a roma, quindi anche mezza romana…i piu’ bravi in matematica si saranno accorti che con tutte queste metà siamo a una e mezza o due…
ma non riesco a diluire le mie origini…si, perchè a rigor di numeri dovrei essere 1/4+1/4+1/4+1/4…ma significherebbe rinunciare a un pezzetto di me…e non saprei bene a quale parte toscana di me rinunciare, a quale lombarda e così via…
  
eh, già perchè l’italiano è una lingua bellissima e ricca, ma i dialetti lo sono ancora di piu’, moltiplicano la potenza espressiva del linguaggio.
le espressioni dialettali hanno un’efficacia che l’italiano non ha.
"santo cielo" non è  "uh, mi signur!" e "ho fatto la figura del cioccolataio" non è "ho fatto una brutta figura"
"portare qualcosa in collo", non è "trasportare qualcosa" e il "pane sciocco" non è il pane senza sale…
e "tarfina" non è proprio "lampeggia in lontananza", mentre "content ‘me ‘n drsk" non è "contento come una pasqua"
e poi c’è l’espressione della nonna della mia amica "chi campa vede lu mundu girare e vede cosa cuntra cose..." che rende meglio di quasiasi altra espressione che io conosca il concetto di "mai stupirsi di nulla"
 
dal momento che le cose non erano abbastanza complicate, quando la mia babele linguistica sembrava essersi assestata da un po’, ho pensato bene di sposare un pugliese (eh, qualche cosa dal sud mi mancava…), così ora posso usare un nuovo intercalare "…", oppure frasi del tipo "ancora cade", significando "attenzione, sta per cadere" o espressioni come "cozzalo" per indicare una persona…uno che si veste..che parla…….no…in italiano non lo so dire…un cozzalo è un cozzalo e basta….(e qui i pugliesi avraanno capito la città di origine del marito…).
e nel mio lessico familiare ci sono tutte queste cose, che fanno parte di me, di quello che sono…sono tutte stratificazioni delle mie vite e delle mie esperienze passate…così sherlock holmes, solo ascoltandomi parlare, potrebbe ricostruire facilmente la storia della mia vita
 
certo, da un lato mi sento privata di qualcosa, di un’origine certa, di un luogo da poter chiamare "le mie radici", ma dall’altro mi sento ricca di tutto un mondo, mi sento parte di un paese variopinto e diverso….tutte cose che non avrei forse se avessi IL Luogo e IL dialetto del mio paese.
è vero che non ho il mio natio borgo selvaggio (sono nata in un borgo, a dirla tutta, ma solo per caso…), ma ho un Paese intero, dall’alpi al tavoliere, tutto mio…