dalle sabbie del sahara – parte IV – let’s party

pensavate che i miei racconti di tunisia fossero finiti?
tutt’altro….solo interrotti, un po’ come quelle serie televisive delle quali fanno qualche puntata, poi si interrompono, poi riprendono.
e poi manca ancora il diario pugliese…e quello veneziano….rischiate di dover leggere delle mie vacanze fino a natale…
 
dove eravamo rimasti?
ah, si, mi sono scrollata di dosso la sabbia del deserto, ho messo il vestito buono e sono iniziati i festeggiamenti.
i nostri amici hanno festeggiato il loro matrimonio nella casa dello sposo a djerba. i festeggiamenti sono durati tre giorni.
 
il primo giorno è quello della festa dei bambini.
verso le sei del pomeriggio hanno cominciato ad arrivare i piccoli, tutti vestiti con gli abiti tradizionali, deliziosi, un po’ vergognosi (sopratutto i maschietti) e un po’ orgogliosi (soprattutto le bambine), dei loro bellissimi vestiti. piccoli principi e piccole principesse che venivano a portare un anello in regalo alla sposa.
erano tutti deliziosi, elegantissimi, sembravano usciti da un libro di fiabe. soprattuttole bambine.
le piu’ grandicelle, piu’ vezzose, erano contente di ricevere complimenti e farsi fotografare. le piu’ piccoline correvano incuranti dei vestiti lunghi, o si divertivano a far tintinnare le monetine che avevano intorno alla testa.
 
il secondo giorno, quello dei festeggiamenti veri e propri, si è aperto con la festa delle donne. siamo arrivate,sempre verso le sei solo noi ragazze. gli uomini a prednere l’aperitivo e a vestirsi per l’occasione (dato che moltissimi invitati europei si sono messi la jebba tradizionale).
un duo di donne suonava musica tradizionale e, sin dalle prime note, la pista si è riempita di tutte le mamme, zie, cugine, tutte le donne tunisine di ogni età e corporatura, che hanno iniziato a ballare una danza elegante e terribilmente sensuale, come se nella vita non avessero fatto altro.
noi, emancipate e disinibite occidentali, guardavamo sorridendo (e invidiando) la loro eleganza, senza avere il coraggio di partecipare, abbassando lo sguardo o guardando da un’altra parte quando qualcuna ci lanciava occhiate che volevano dire una cosa sola: “venite anche voi!”
ma alla fine abbiamo dovuto cedere….e siamo scese in pista…
la foresta di birnam si è piantata in mezzo alle donne tunisine che ballavano.
io mi nascondevo dietro l’occhio della macchina fotografica, fingendo che quel mio impegno mi impedisse di partecipare attivamente, fino a quando I., una ragazza lettone, capita la mia strategia, non è venuta a prendermi a forza “basta far finta di avere da fare” mi ha detto strizzandomi l’occhio…
e sono dovuta andare a fare anche io la mia legnosa figura.
 
eh già, perchè noi disinibite e libere donne occidentali (poverine, che represse le musulmane che portano il velo…) eravamo davvero impacciate, tutt’altro che sciolte, non riusciamo ad ancheggiare come fanno loro, morbide e sinuose come gatte.
in discoteca ci dimeniamo allegramente e in modo piu’ o meno composto, ma lì, di fronte a quella platea femminile, a quella musica diversa ma indubbiamente trascinante, a quelle donne dall’aria di madri e nonne che ballavano come shakira, riuscendo a non essere minimamente volgari, come se i loro fianchi appartenessero a un’altra persona, eravamo totalmente, chi piu’ chi meno, inibite.
di certo siamo apparse davvero buffe, li vedevamo i loro sguardi divertiti, mentre provavamo a copiare i loro movimenti, che a vedersi sembrano la cosa piu’ naturale del mondo, piu’ semplice del mondo (forse lo sono, ma noi abbiamo talmente tante sovrastrutture in testa…), mentre ballavamo con lo sguardo rivolto ai loro piedi, poi ai nostri, poi ai loro, poi ancora ai nostri,…finendo con il perdere del tutto il ritmo.
il mio primo pensiero è stato “voglio imparare a ballare la danza del ventre” e ho pensato subito a un corso da fare quest’inverno…ma chissà…forse qui, fra i clacson di roma, fra la gente che urla e si insulta dalle macchine, gente che corre senza nemmeno guardarsi in faccia, non sarebbe la stessa cosa…ci penserò…
 
piu’ tardi sono arrivati gli uomini ed è iniziata la festa vera e propria, la cena abbondante (unica concessione alcolica lo champagne portato dall’europa e qualche – buon – vino tunisino, data dal fatto che gli sposi erano per 3/4 italiani…nei tre giorni di festeggiamenti saltava subito alla..gola…il fatto che non ci fosse vino nè birra…)…
ecco, la cena…
una delle cose piu’ belle di questa festa è stata la pertecipazione attiva della famiglia. non c’era il catering…non eravamo in una villa in affitto.
eravamo a casa della mamma dello sposo, che aveva cucinato la cena insieme alle sorelle e alle amiche.
certo, qualche aiuto esterno lo avevano avuto, ma la base, la sostanza, era stata tutta gestita da loro, dalla famiglia (“Je suis libre!!!” ha gridato ridendo A., una delle artefici del banchetto alla fine dei tre giorni, prima di buttarsi in acqua per un bagno, “sono libera!! sono uscita da quella cucina!!!”).
lo sposo con gli amici avevano sistemato la casa, scaricato le sedie per gli ospiti.
una grande, bellissima festa della famiglia (una famiglia enorme…zii, zie e cugini saltavano fuori dappertutto…)
ed è bello che sia così. un matrimonio è la festa della famiglia, di due famiglie che si uniscono, di due persone che si staccano dalle loro famiglie per formarne una nuova, ma che rimangono sempre parte del loro nucleo, al quale aggiungono qualcosa.
bello.
la festa è andata avanti fino a non troppo tardi (eravamo pur sempre in una casa privata…circondata da altre case private…abitate da persone…), con musica, l’arrivo dello sposo sotto una coperta, preceduto dai musicisti e accompagnato dagli amici che tenevano ognuno una candela.
una serata decisamente divertente, dalla quale siamo usciti tutti con il sorriso sulle labbra
 
il terzo e ultimo giorno è stato ancora divertente….e di certo originale come e piu’ degli altri. è la festa della sposa, che, mentre il giorno prima aveva indossato il suo abito bianco da sposa [i nostri amici si erano sposati anche in italia…matrimonio piu’..tradizionale], era vestita con il tradizionale abito da sposa tunisino.
le amiche e le zie avevano portato anche per quelle di noi che lo desideravano un abito tradizionale…una signora ci ha aiutate a indossarlo…il mio era decisamente vistoso, con un bolerino di strass gialli e neri sotto a una tunica tartan intonata, con il quale avrei fatto un figurone in qualunque balera della riviera romagnola!
arriva la sposa vestita e ingioiellata letteralmente dalla testa ai piedi, con il viso coperto. viene accompagnata fino a un baule, sul quale il fratello la solleva.
le viene tolto il velo dalla testa, ma lei resta a occhi chiusi, le mani sul volto.
poi scosta le mani dal viso, tiene gli occhi chiusi e il fratello le passa davanti al viso delle banconote [onore al merito a F., la sposa, che è riuscita a mantenere un’espressione serissima…io non so se sarei riuscita a non ridere…se non altro per l’imbarazzo], che devono augurare prosperità e buona fortuna. poi lancia delle monetine e delle caramelle verso gli invitati ed è tutto un correre di bambini a raccoglierle.
la scena si ripete un po’ di volte e si conclude sempre – fino a esaurimento – con lancio di monete e caramelle e corsa di bambini.
 
in un anno di matrimoni (cinque finora) questo tunisino è stato certamente il piu’ originale, di certo fra i piu’ divertenti ai quali io abbia partecipato…
 
ecco, questo matrimonio e tutto quello che ruotava intorno, le persone che ho conosciuto, le cose che abbiamo fatto, che abbiamo visto e persino, si, quelle che abbiamo mangiato, hanno trasformato quella che era partita come una vacanza tranquilla e rilassata in un vero e proprio viaggio…attraverso un paese diverso, ma anche e soprattutto attraverso un mondo diverso.
 
 
 
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