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le cittè invisibili

"È delle città come dei sogni: tutto l’immaginabile può essere sognato"
ITALO CALVINO – le città invisibili
 
ecco, ho appena finito di rispondere a un commento al mio post precedente sullo scrivere a mano in un mondo ormai virtuale, e mi capita questa notizia di un trentenne suicida per stress da internet.
il titolo giornalistico è chiaramente inesatto e fuorviante, perchè leggendo l’articolo pare che il suicida frequentasse siti satanici, e che quindi tanto in se’ non dovesse essere…
 
lo psicologo d turno interpellato però ci dice una cosa interessante, ossia che è facile cadere in depressione per eccessivo uso di internet.
 
io internet lo uso in abbondandanza. posso farne a meno (oddio, sembro quegli alcolisti e drogati dello "smetto quando voglio"), ma lo uso (tanto che, letta la notizia sono corsa a scriverne sul mio blog…
tuttavia, anche per quello che riguarda me stessa, ho sempre una sorta di diffidenza verso il mezzo, verso la rete.
 
conosco persone che ne hanno fiducia cieca, che non possono vivere senza, che tornati a casa si attaccano al computer a scaricare la posta, leggere il giornale, che stanno svegli fino a tardi a chattare con amici e sconosciuti, che, nel posto piu’ sperduto della terra, corrono a cercare un internet cafè…
"eh, ma la rete è il progresso, è l’informazione…è il mondo libero…è la democrazia"
 
non ho dubbi che internet abbia portato tanto, anche in termini di conoscenza.
ho dei dubbi circa la libertà e la bellezza di quel mondo.
 
con internet personalmente lavoro in modo piu’ semplice, con internet ho questo bellissimo blog che mi permette di sproloquiare su qualsiasi argomento mi venga in mente, posso raccontare i miei viaggi a consocenti e sconosciuti, posso crescere la mia scarsa autostima quando qualcuno mi legge e rilegge (dai, diciamocelo, essere letti fa bene all’ego e chi dice che non è vero mente con se stessochi dice "io scrivo per me stesso" sa di mentire, altrimenti scriverebbe sul diario con il lucchetto).
 
ma il mondo di internet rischia di diventare una bella bolla di sapone, un mondo dove metto solo le cose che mi piacciono, dove lascio fuori le difficoltà, dove lascio fuori la realtà, in buona sostanza.
già, perchè internet la realtà me la racconta, mi fa vedere le fotografie, le immagini (magari ritoccate, come quellle della giornalista americana in carne ritratta in splendida forma grazia a photoshop), anche i suoni.
ma non me la fa vivere.
 
mi illude di darmi libertà, in realtà mi attira sempre piu’ giu’, in un mondo di mattoncini preformati che posso incastonare piu’ o meno a mio piacimento…ma entro forme e limiti ben definiti…
 
ecco, ora capisco perchè la prima cosa che mi è venuta in mente è la citazione dalle città invisibili…si, perchè anche la rete è un ruolo reale e immaginario al tempo stesso, un luogo che prende forma mentre lo raccontiamo, mentre lo viviamo.
un luogo che alla fine ha bisogno di noi per esistere, di onguno di noi che lo vive, perchè senza l’uomo la rete non esisterebbe…
 
solo che stiamo capovolgendo i ruoli…il creatore ora non riesce piu’ a vivere senza la sua creatura…
 
ci sarebbe da scriverci un racconto di fantascienza