Tags

Related Posts

Share This

il profumo dei tigli

sabato ho sentito il profumo dei tigli.
 
non vivo piu’ al centro di roma da anni ormai e devo dire che ora mi trovo bene…
è vero, il colosseo è a 10 chilometri da casa mia, ma se apro la finestra vedo un giardino, il mio quartiere è verde e vedo l’alternarsi delle stagioni dalle foglie sugli alberi.
e posso respirare il profumo degli alberi in fiore invece dello smog delle macchine. posso vivere il centro quando ne ho voglia e non subirne l’assalto in continuazione.
 
non è così male…
 
questa è la mia stagione preferita, inizia a fare caldo, si può andare al mare, non c’è ancora quell’umidità e quell’afa che rendono roma soffocante l’estate…
e poi fioriscono i gelsomini, i ricosperni, il glicene e i tigli e l’aria ha un profumo buonissimo.
 
i gelsomini hanno il profumod elicato della primavera, delle sere sul balcone, delle giornate che cominciano ad allungarsi, di un’imprevista giornata calda al mare.
i tigli hanno un profumo antico, di infanzia, hanno il profumo del garrire delle rondini al tramonto nei cortili della mia infanzia.
hanno il profumo del bagno appena fatto, quando, sporchi di polvere e grasso della bicicletta, tornavamo a casa per cena.
hanno il profumo delle partite di pallone (il pallone di cuoio che era un regalo da natale o compleanno….di solito lo regalavano a mio fratello a luglio per il suo compleanno).
hanno il profumo di una vita lontana, hanno i colori non vividi e accesi come quelli di ora, ma sfocati, magliette senza firma, comprate al mercato, sandali e zoccoli.
 
ci pensavo ieri sera guardando il giardino sotto casa mia. i bambini andavano in bicicletta e litigavano dietro a un pallone.
se fossi stata bambina lì, quanto mi sarei divertita!
strade per andare in bicicletta, campagne da esplorare…un giardino per giocare a pallone senza rischiare di rompere nessuna finestra.
 
"staranno bene qui i miei figli" mi è venuto da pensare…ma subito mi sono resa conto che avrebbero un’infanzia così diversa da quella che ho avuto io.
 
quando eravamo piccoli passavamo l’estate da mia nonna, in un piccolissimo paese nella pianura padana. lì andavamo in bicicletta dalla mattina alla sera nell’aia e poi nelle stradine di campagna intorno alla casa.
i miei dormivano il pomeriggio, noi uscivamo, inforcavamo le biciclette e via! in mezzo ai campi, di corsa davanti alla casa con i cani che abbaiavano contro di noi inseguendoci da dietro al cancello, la paura e il senso della sfida….le strade sterrrate, la polvere, il fosso…i boschi di pioppi e betulle, il frinire delle cicale…
e poi i campi di granoturco (la méliga), altissimo, una foresta misteriosa che attraeva e spaventava…
ma i pericoli erano irreali, erano mostri di un altro pianeta, animali feroci (nella bassa padana……), fantasmi (ma quelli solo la notte).
 
i miei dormivano tranquilli nei caldi pomeriggi d’estate mentre noi ci avventuravamo per la campagna inventandoci avventure e mondi lontani.
 
oggi non permetterei mai ai miei figli di fare la stessa cosa, oggi li terrei nel cortile, dove posso vederli. 
in bicicletta in campagna ci andrebbero solo con me, mai da soli.
oggi i pericoli per loro non sarebbero mostri di un altro pianeta e fantasmi, ma persone, in carne e ossa.
mostri veri…
 
non potrei mai dormire il pomeriggio sapendo i miei bambini soli nel mondo dei grandi…
 
era diversa la mia infanzia. piu’ ingenua e anche piu’ sicura…
che cosa resta di quel mondo che,  anche se sono passatipochi anni, sembra così lontano?
 
resta solo il profumo intenso dei tigli nelle periferie delle città.
anche le rondini non si rincorrono piu’ al tramonto davanti ai nidi da riaprire per la stagione.
restano i miei occhi che – mentre mi riempio i polmoni di quel profumo di primavera che avanza – guardano verso l’alto cercando le rondini.
resta, vecchia e arruginita, la bicicletta nel magazzino a casa di mia nonna.
la bicicletta da tutti i giorni di mio nonno.
la usa mio padre ogni tanto.
ma nessuna bambina la inforcherà piu’ per correre verso un mondo fantastico, per inventarsi giochi e viaggi in paesi lontani e inventati, creando con il fratello regole per un mondo paralello dove noi eravamo gli adulti e i nostri orsacchiotti erano i bambini.
 
l’indiano joe di tom sawyer non sarà piu’ un cattivo da sfuggire….
 
l’indiano joe avrà preso corpo e si nasconderà in quella foresta di adulti dei quali diffidare.
sempre.
 
 
questo post lo dedico a cuore di gatto, che ieri parlava di ricordi di gioventu’, e ad andreabalzarini, che sempre ieri parlava di profumo di tigli
in effetti lo avevo preparato per ieri, poi mi sono fatta distrarre da quello che accadeva e – letti i loro – ho pensato che non potevo scrivere la stessa cosa…almeno non lo stesso giorno…
ma chissà come mai abbiamo avuto tutti e tre gli stessi pensieri nello stesso momento?
la primavera rende noi su’ per giu’ trentenni nostalgici?? forse perchè pensiamo che questa sia la primavera della nostra vita?
chissà…