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dall'alpi alle piramidi – velato intermezzo

le donne egiziane portano per la maggior parte il velo. quello che non lo portano sono presumibilmente le cristiane copte.
le altre hanno – se non i lunghi abiti (le piu’ grandi) – almeno il capo coperto.
graziose e sottili come giunchi, eleganti e ben vestite, le donne egiziane sono molto femminili.
il velo è intonato all’abito, sia esso la tradizionale galabya, siano jeans e maglietta, scarpe e borsa sono in tinta fra loro e con il vestito.
non sono mai sciatte.
 
anche le ventenni hanno una grazia e una pudicizia che le rende affascinanti.

niente jeans calati e mutande di fuori per le ragazze, niente pance di fuori, niente scollature, niente messo in mostra ostentatamente e presuntuosamente, niente carne in (bella??) mostra.

hanno una grazia ed una femminilità che noi emancipate donne occidentali stiamo perdendo dietro alle nostre griffe, dietro a modelli televisivi e da rotocalco eccessivi e chiassosi (se devo leggere che paris hilton è una donna elegante).
 
l’ho visto nella grazia di tre donne indiane, una madre e due figlie poco piu’ che ventenni, in viaggio con noi sulla nave.
vestite all’occidentale, mai a capo scoperto fuori dalla nave, come le donne egiziane, una sciarpa elegantemente posata sulle spalle che dava loro un’aria elegante anche se portavano jeans e scarpe da ginnastica.
l’ho visto nella grazia dell’improvvisata danza del ventre delle ragazze in nave, la sera degli immancabili giochi di gruppo. una graziosa danza di mani e occhi, un movimento indiano dissimulato al ritmo della musica egiziana, una danza leggera e delicata, dolcemente femminile, contrapposta alla dirompente e volgare carnosità d una signora belga della quale non si immaginava nulla, ma si vedeva tutto un agitarsi di carne.
 
l’ho visto nella grazia di una donna giapponese, 40-45 anni, funzionaria dell’ONU, impegnata in tanzania nei processi contro i crimini di guerra del rwanda, una diplomatica tecnologica del tecnologico giappone che solitamente vive nella moderna new york, una donna tutt’altro che sottomessa, intelligente e di piacevole conversazione.
disse di aver fatto arti marziali, kendo, in particolare, l’arte giapponese della spada, e di aver smesso perchè "una cosa che anche teoricmente serve a uccidere non va bene per una donna"
non importa se lo fai per allenamento, se la spada è finta. non le piaceva l’idea di allenarsi a uccidere.
una dona dà la vita, non la morte.
 
ho guardato queste donne di continenti diversi e ho ammirato la loro femminilità
 
ho guardato al velo delle donne egiziane che a noi emancipate donne occidentali sembra null’altro che un’imposizione medievale, un velo che copre non solo il capo delle donne, ma la loro libertà, qualcosa da strappare a forza per poter gridare "ecco!!! ora si che sei libera!!!"
ma libera da che cosa?
e per diventare che cosa?
 
noi emancipate donne occidentali siamo proprio sicure di non portare nessun velo?
 
si avvicina l’estate  e, se mi fossi svegliata oggi dal coma, potrei dirlo guardando televisoni e copertine di giornali.
tutto un inno al dimagrire, ai rimedi miracolosi, alle creme che spalmate regalano glutei da favola e corpo da bikini (per fortuna per un po’  ci siamo tolte wanna marchi e figliola dai teleschermi..).
una settimana di intrugli e potremo portare tutte hot pants mozzafiato e saltare – glutei sodi all’aria – come le ragazze della pubblicità.
mentre alcune donne francesi muoiono o vanno in coma per aver preso pastiglie per dimagrire, mi domando se l’ossessione del corpo perfetto non sia un velo che portiamo allegramente, un’imposizione dalla quale pero’ nessuno sembra volerci liberare.
il corpo impeccabile, il fisico da pin up dai 12 ai 100 anni è il nostro burqa. ci copre tutte.
è qualcosa che devi avere per essere qualcuno, per guadagnarti un posto sulla ribalta del mondo dell’apparire.
 
non ci raccontiamo le solite storie dell’importante è la personalità, il carattere, quello che sei dentro.
se avvolta in un involucro considerato brutto , nessuno guarderà la personalità. nemmeno noi stesse.
nessuno si volta a guardare un’anima bella che passa, ma un bel sedere…..
 
e se dai 40-50 anni in poi i nostri uomini lasceranno i nostri corpi sfatti da maternità, stress, lavoro sedentario per ventenni d’assalto, lisce e sode come ovetti dopo 8 minuti nell’acqua che bolle, chi potrà biasimarli?
colpa nostra se il tempo e la vita ci avranno regalato rughe e pelle non piu’ lucente.
colpa nostra se avremo fatto passare il tempo invece di fermarlo in modo patetico con silicone, botulino e abiti ridicoli.
 
il corpo perfetto non è forse un velo?
democratico, magari, ma è un velo…… 
il velo del corpo perfetto, del fisico da fotoritocco.
e lo dice una persona che il corpo perfetto non lo ha mai avuto, prima troppo magra, poi troppo formosa, poi metà magrissima e metà collezionista ormai rassegnata di cellulite…
lo dice una che non è ossessionata dalla forma fisica (atavica pigrizia, ahimè!), anche se cerca di stare bene con se stessa, ma che si ritrova sempre al limite, in un delicato equilibrio di sicurezze e insicurezze.
una che ha visto con i suoi occhi come un battito di ciglia, una scollatura sapiente e un corpo ossessivamente perfetto possano spazzare via facilmente la vita e i sogni di una persona e far trovare meravigliose e profonde qualche poesia sgrammaticata , qualche frase predigerita di trasmissione televisiva, e parole d’amore di plastica lette su libro di moda….
  
è inutile negarlo non faccio nemmeno finta di farlo.
sono complessivamente contenta di me, ho raggiunto una maturità (mentale) e una sicurezza che mi rendono felice. so che alla mia età il corpo da modella di vent’anni non ce l’avrò mai piu’, che altre sono le mie armi ora (ben piu’ affilate, volendo….), ma il mondo va in un’altra direzione…
sono felice, ma se avessi un corpo migliore lo sarei di piu’….
 
e allora, quando guardiamo con commiserazione queste donne velate che fanno i lavori che facciamo noi, che fanno la vita che facciamo noi, ma affermando in qualche modo la propria diversità femminile, proviamo a guardare ai nostri di veli, proviamo a guardarci con i loro occhi.
 
non è questo mio – sia chiaro! – un inno alla donna velata, un ritorno alla donna sottomessa…
non auspico che tutte ci mettiamo un velo in testa o ci copriamo il volto….
non anelo a una società nella quale alle donne venga imposto di coprirsi…
au contraire!
è solo che vedendo quelle donne velate, eleganti e femminili, mi sono chiesta davvero se i nostri veli occidentali siano poi cosi’ diversi dai loro…
i loro sono imposti dalla religione.
i nostri? dalla pubblicità e dal mercato……..