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dall'alpi alle piramidi – parte V – la tomba di tutankhamon e la scoperta di carter

lessi il libro di howard carter una quindicina di anni fa….
la cronaca vera della scoperta della tomba di tutankhamon, il faraone bambino, un personaggio storicamente non molto significativo, ma circondato di leggende e misteri.
 
tutankhamon, nato tutankhaton, figlio del faraone eretico akhenaton, che aveva soppiantato il culto di amon con quello di aton, nel suo breve regno ripristinò, spinto dalla casta sacerdotale, il culto di amon.
mori’ meno che ventenne, di che cosa non si sa, chi dice di malattia, chi di morte violenta.
 
ma non sarebbe mai diventato una leggenda senza l’archeologo inglese howard carter.
la sua fu una ricerca scientifica e meticolosa, una sfida che stava quasi per perdere, dopo anni di scavi, quando il suo finanziatore lord carnarvon stava per tagliare i fondi…
poi, come se il faraone si fosse stancato di giocare a nascondino, lo chiamo’ e gli disse di scavare sotto le tende degli operai, dove si trovava l’ingresso della sua tomba.
 
nella valle dei re, dalla naturale forma di piramide, per la tomba di tutankhamon si paga un biglietto a parte, che quasi nessuno ha voglia di pagare anche se costa poco.
ma quale che fosse il prezzo, io non potevo mancare questa tappa.
 
la tomba non è delle piu’ belle, è fatta in fretta, quasi solo sbozzata, non è dipinta e colorata con gli incredibili colori perfettamente conservati e iscrizioni su tutte le pareti di altre piu’ grandi di faraoni storicamente piu’ importanti.
è piccola, spoglia, un breve corridoio, un’anticamera e due stanze, una piccolissima e qausi nascaosta a sinistra, l’altra piu’ grande che contiene il sarcofago e – unica nella valle – la mummia del faraone.
 
quando siamo scesi non c’era nessun altro.
eravamo solo noi e il guardiano che, senza che lo chiedessimo e – dietro l’immancabile mancia  (mai mancia fu piu’ meritata) mi ha permesso di infilarmi fra le sbarre della recinzione, tra le quali passavo appena trattenendo il fiato, per scedendere fino al sarcofago, riuscire a toccarlo, girarci intorno…
gente, sarò esagerata, dite quello che volete, pensate quello che volete, ma è stato uno dei momenti piu’ emozionanti del viaggio.
ero sola, nel silenzio della tomba, a pochi centimetri dalla mummia del faraone, la mano che scorreva timorosa sulle figurine alate in bassorilievo che abbracciano il sarcofago.
stavo toccando un sogno, non pensavo potesse essere possibile.
stavo toccando un’avventura che avevo letto in un libro di quelli che – a poche pagine dalla fine – inizio a centellinare perchè non voglio finirli troppo in fretta, perchè già so che mi mancheranno.
 
sono sgusciata fuori quando il mio palo  egiziano mi ha fatto un cenno rapido con gli occhi e ho sentito altre voci che si avvicinavano.
ho salutato il faraone, ho salutato lo spirito di carter che, sono certa, vive ancora li’, accanto alla sua piu’ famosa scoperta.
altro che maledizione [carter mori’ nel 1939 all’età di 64 anni – NdR], direi piuttosto un dono del sovrano all’uomo che, aprendo la sua tomba, gli aveva restituito l’immortalità e l’eterna giovinezza.