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dall'alpi alle piramidi – parte IV – nile cruising

dite quello che volete, ma appena salita sulla nave per la mini crociera nilo, non ho potuto fare a meno di pensare ad agatha christie, poirot e a delitto sul nilo (libro e film)…
 
l’idea della crociera tout court non mi ha mai affascinata (all’estero divento sempre molto razzista e snob nei confronti dei miei connazionali rumorosi e appena ho visto che sulla nave eravamo gli unici italiani ho tirato un sospiro di sollievo), ma la crociera sul nilo è un’altra cosa.
prescindendo dalle moderne crociere a cinque stelle, con turisti piu’ o meno sciatti, serata dei giochi di società e serata della (tristissima) danza del ventre improvvisata da improbabili ballerine, la crociera sul nilo è la crociera per eccellenza.
e navigare sulle acque calme e lente del nilo non puo’ lasciare indifferenti.
 
il nilo, 6.695 km di lunghezza, è un fiume sacro, è il fiume che all’egitto ha regalato la vita, che all’egitto ha regalato la civilità.
nulla senza il nilo sarebbe stato possibile, ne’ le piramidi, ne’ la potenza dei faraoni, ne’ la grandiosità dei templi.
nessun faraone avrebbe vinto la morte senza il nilo, nessuno avrebbe guadagnato l’immortalità.
 
la nave scivola lungo le acque blu scuro, rumore e velocità costanti.
atttraversa la valle del nilo, un paesaggio incredibilmente verde e rigoglioso lungo le rive, immediatamente desertico poche centinaia di metri dopo…
com’è e come avrebbe potuto essere l’egitto, a ricordare a tutti che è il fiume che decide come devono andare le cose, è il fiume e decidere del destino del paese.
è il fiume, con le sue piene fertilizzatrici, a inventare un paese, a permettere a una civiltà di vincere la morte e l’oblio.
 
il nilo non è il chiassoso e trafficato mekong, fiume vivo e abitato, non è il rio delle amazzoni, umido e verdeggiante, popolato dal richiamo degli animali che lo abitano e dal silenzioso osservare dalle piante delle persone che si nascondono all’interno della vegetazione, non è la fredda moldova, insidiosamente ghiacchiata, non è il po, largo e tranquillo finchè ma imprevedibile e nemmeno il tevere, sporco, arrogante e nervoso.
 
il nilo è un dio.
non ci sono case sulle rive di un dio (c’è la città, al cairo, ma non le case), perchè sulle rive di un dio non si sciacquano i piatti. si puo’ chiedere graziosamente un po’ di acqua, ci si puo’ immergere, ma lo si deve rispettare.
lo si naviga anche con rispetto, nel silenzio della traversata, rarissimo qualche muezzin in lontananza dalle parti di assuan o di luxor o da qualche minareto invisibile lungo le rive.
lo si guarda scorrere sotto di se’. si guarda lontano, oltre l’orizzonte, sperando di scorgere un corteo funerario di qualche faraone scendere fino alle sue acque.
 
ho con me un libro e l’Ipod mentre, seduta sul ponte, scelgo di farmi bruciare dal sole dell’egitto che si riverbera nelle sue acque, mentre offro la mia pelle bianca ed europea a ra, khepi, horo e tutte le personificazioni del sole, come se un solo dio non bastasse a contenerne tutta la luce e la forza.
in sottofondo solo il rumore del motore della nave, il toc toc di una pallina da ping pong, lo sciabordio delle acque della piccola piscina del ponte…nessuna voce, fa troppo caldo per stare qui, fa troppo caldo per parlare.
un rispettoso silenzio.
 
dovrei scegliere che musica ascoltare, con quali suoni commentare il mio lento scivolare sull’acqua…
ho scelto le musiche da portare con me per il viaggio, con la stessa cura con la quale ho scelto i vestiti e le scarpe.
vestiti freschi e scarpe comode…un cappello e musica adatta.
ma ora che sono qui nessuna musica mi sembra piu’ adatta.
qualunque musica, qualunque strumento, qualunque suono possano uscire dalla mia scatoletta di emozioni tecnologiche non mi sembrerebbe adeguata, mi sembrerebbe fuori dal contesto.
non sarebbe la musica del nilo, non riuscirei a sentire la sua voce.
mi farei distrarre dal mio mondo e non riuscire a vivere il suo.
 
e allora chiudo il libro, ripongo al fresco il mio ipod, chiudo gli occhi e mi lascio scurire la pelle dai raggi del sole e mi lascio trasportare dalle onde e dalla corrente del fiume.