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dall’alpi alle piramidi – parte I – nel traffico del cairo

eccomi qua…
lavatrice in azione, fotografie da mettere a posto, bagagli da disfare…sono tornata!
una settimana in egitto…con in mezzo uno sgradevolissimo attentato sul mar rosso…lontano dal nostro tragitto, ma vicino per sensazione e paura, per sdegno, per primi degli egiziani..
ma andiamo con ordine…
e cominciamo con Il Cairo, con l’enorme cuore pulsante dell’egitto. un’enorme metropoli di 10-15 milioni di abitanti, ci dice un tassista, dove lo scarto di 5 milioni è pari alla popolazikone di roma.
una città che sembra non finire mai, sempre in movimento, sempre sveglia, una città che sembra non dormire davvero mai, una città mai silenziosa.
ci accolgono al nostro arrivo all’aeroporto rumore di traffico incessante e caldo.
il cairo è la città dove per il momento ho visto guidare peggio. napoli ha un traffico ordianto e disciplinato in confronto, lima ha solo qualche indisciplinato birichino…
al cairo accenderei la macchina e resterei ferma, senza avere il coraggio di buttarmi nel fiume di vecchie macchine (è piena di fiat 1500, la macchina che aveva mio padre dalla mia nascita fino al 1980!!!) che avanzano come se davanti non ci fossero ostacoli.
niente le ferma, ne’ le altre macchine (quando mai!!!) ne’ i pedoni e attraversare la strada mi dava sempre un pochino di stress.
ti vedono da lontanto e suonano il clacson, come a dire “via, sto arrivando e stai certo che non mi fermero’!”
lo suonano per attirare la tua attenzione.
“taxi?” “taxi?” se sei un turista te lo senti ripetere incessantemente.
gli egiziani non sono invadenti come i marocchini, non ti trascinano quasi a forza dove vorrebbero loro.
certo, da turista hai da pagare il dazio delle mille offerte di :
essere accompagnato in taxi dove non ti serve di andare

avere una guida per posti nei quali hai deciso di non volere guide

essere accompagnato in negozi che non ti interessano

essere sfamato in ristoranti a qualunque ora

e, mentre mio marito per qualche motivo sembrava egiziano e si sentiva sempre rivolgere articolati e incompresibili discorsi in arabo, io non passo inosservata con i miei colori da russa, come mi hanno detto…cosi’ a ogni passo era tutto un sottofondo di offerte generose.
ma basta un “no” deciso (dopo tre o quattro “no” preventivi, come se stessi facendo complimenti…) per farli desistere con tante scuse e un sorriso.
l’egitto è un paese moderato, ma mi ha dato l’impressione di essere piu’ conservatore del marocco (unica mia altra pietra di paragone con il nord africa islamico).
la maggior parte delle donne egiziane porta il velo, quelle che non lo portano sono presumibilmente cristiane copte quasi nessuna indossa gonne se non fino ai piedi. quasi nessuna porta, a dispetto degli oltre 35 gradi, maniche corte, nessuna va in giro scollata (me ne sono resa conto quando una mia camicia con due bottoni aperti, dai quali non si vedeva gran che, ma piu’ del normale, attirava sguradi e incomprensibili commenti maschili).
ma non si ha tuttavia l’idea di un paese represso.
le donne sono eleganti e femminili, velate e intonate, coquette quanto basta, il velo intonato al colore dell’abito, scarpe e borsetta in tinta, truccate, mai sciatte.
le ragazze in jeans potrebbero, a parte il velo, essere ragazze di qualsiasi paese del mondo.
fa quasi strano vedere un’egiziana vestita all’occidentale.
che cosa pensate quando vedete un’egiziana vestita cosi???’” ci chiede ismail la nostra guida a saqqara, e ci indica una signora di 45 anni piu’ o meno gonna al ginocchio, maglietta attillata senza maniche, capelli sciolti.
la guardiamo e ci pare una signora come tante da noi,nemmeno troppo elgenate a dire il vero, ma capiamo che dobbiamo dare un giudizio negativo, cosi’, per nonon sbilarciarci azzardiamo un neutro “strano”…
e immediatamente mi rendo conto che è vero….che quella donne mi sembra fuori posto, fuori contesto.
anche se fa la guida turistica, anche se ha a che fare con stranieri (mal) vestiti all’occidentale, non sembra affatto elegante…
risposta esatta, perchè – continua ismail – “l’hanno notata tutti come va vestita…e che cosa dirà la gente del suo quartiere?”
gia’, che cosa dirà la gente del suo quartiere, in una città di 15 milioni di persone?
eppure il caotico cairo è anche, a dispetto delle apparenze, tranquillo e generalmente sicuro.
abbiamo girato per strade tutto fuor che turistiche, vicoletti dai quali non sapevamo bene come uscire, macchina fotografica a tracolla e i miei colori chiari in bella vista e nessuno ci è sembrato minaccioso o infastidito dalla nostra presenza (ho vissuto a napoli in pieno centro e mai sarei uscita di casa con macchina fotografica a tracolla e aria svagata da straniera…), anzi, sorrisi divertiti quando, nella strada delle spezie, abbiamo iniziato a starnutire per via del pepe in sospensione.
ancora una volta, fuori dal mio continente, mi sono ricordata come è facile essere diversi, come è difficile passare inosservati fuori dal proprio contesto sociale e culturale.
poso vestirmi come loro, potrei anche parlare come loro, ma avro’ sempre un aspetto fisico da straniera, avro’ sempre occhi blu, pelle e occhi chiari a tradirmi.
esiste sempre un posto nel quale siamo diversi, siamo gli altri, nel quale proprio per questo siamo trattati (bene o male) in modo diverso.
non è una bella sensazione, ma fa riflettere….
fa bene ogni tanto sentirsi diversi…..e vedere che chi è diverso non sempre è cattivo…
p.s. ritornata nella civile e sicura roma, davanti a uno chicchissimo e modaiolissimo locale-stabilimento di ostia, in pieno giorno (fra le 13 e le 19…), mi hanno fregato il vecchio casco della moto, quello con le orme di gatto appiccicate sopra…
bentornata…