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breve viaggio nella diversità

ieri ho raccontato dei nukak maku, venuti dalla foresta amazzonica per stabilirsi in una città della colombia.
 
gisella, una ragazza molto sveglia, si chiedeva a questo proposito come avrebbe reagito alla sua vita europea una sua amica che vive in Tanzania " Ad esempio, come reagirebbe se sapesse che, ad esempio, apro la posta elettronica almeno 3 volte al giono, telefono via Internet e ho perfino un blog?"
 
mi è tornato così alla mente il mio inconto con le donne himba, una tribu’ nomade della namibia.
 
mi guardavano divertite, già solo per il mio colore bianchiccio (ed ero anche molto abbronzata….ma loro sono nere…), mentre loro si coprono la pelle (scura…) di un miscuglio di terra (rossa) e latte, che le rende color legno di ciliegio e dà loro un buon profumo di cuoio (mio marito diceva "puzza di mucca", ma a me piaceva….).
 
poi ero vestita proprio buffa.
loro solo un gonnellino di pelle e io pantaloni larghi con i tasconi, camicia di lino, canottiera. (avevo scelto apposta un abbigliamento neutro…avevo anche – che cretina! – pensato a qualche cosa che non urtasse la loro sensibilità….senza pensare che loro vanno in giro mezze nude…)
loro piene di gioielli, io nulla (mi hanno riempito un braccio di bracciali di metallo….uno ancora lo porto e ancora rilascia un po’ dell’impasto di cui erano ricoperte…)
 
mi chiedevano se ero sposata e io rispondevo "si!" indicando – stupidamente – la fede che porto al dito, significando "è ovvio! si vede!", mentre per loro lo stato civile si riconosce dall’acconciatura (una specie di cappellino arricciolato fatto di pelle di vacca per le sposate, treccine per le ragazze).
e certo che me lo chiedevano, ma guarda come andavo in giro io con quei capelli di quel colore ridicolo (biondi..) sciolti senza nessuna forma precisa…e in testa un cappellaccio di cotone!
 
mi chiedevano dove fossero allora i miei bambini…rispondevo che non ne avevo (allargavo le braccia come a dire "non ne ho!") e loro mi guardavano con commiserazione "poverina, sarà malata…". una anziana (ma avrà avuto 40 anni al massimo…ragazze con meno di 20 anni avevano già almeno un paio di bambini a testa…) mi si è avvicinata e mi ha sollevato la maglietta , scuotendo poi la testa sconsolata verso le altre.
confermava che non avevo mai allattato, quindi probabilmente soffrivo di una grave malattia…
 
mi continuavano a parlare nella loro lingua, come se fosse chiaro che ci saremmo capite.
quale altro modo di parlare esiste? perchè emettevo quei suoni senza senso? (a un certo punto ho abbandonato l’inglese e rispondevo in italiano…tanto…)
 
hanno iniziato a cantare e mi hanno invitata a farlo con loro…mi insegnavano le parole che io ripetevo come potevo (oddio, chissà che dicevo…) e trovavano così strano che non capissi nemmeno le parole di una canzone!!!
 
chissà che strana persona sarò sembrata ai loro occhi, con i capelli in disordine, con tutti i denti in bocca (come rito di passaggio si tolgono due incisivi……ahia…..), vestita ridicola e troppo, che blateravo cose incomprensibili e non capivo niente quando mi parlavano.
l’essere priva di figli forse mi aveva resa folle, o non ne avevo perchè ero matta….
 
e si che gli himba sono abituati ai turisti, vivono di pastorizia e di turismo (quando si va nei loro villaggi si devono portare non soldi, ma zucchero, farina eccetera, ossia cose che loro non possono coltivare…), eppure lo vedevo come ai loro occhi io ero strana. non solo diversa.
ero proprio strana
 
se mi vedessero vivere ogni giorno ne sarebbero sicure.
la bianchiccia scarmigliata è decisamente matta!