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de re publica

"[…] la virtù invece esiste soltanto nell’uso che se ne fa; ed il più alto uso che si possa farne é quello di governare un popolo e di perfezionarsi in quelle nobili pratiche di cui si fa gran parlare dovunque. 
Ma, un perfezionarsi, intendiamoci, non puramente oratorio sibbene effettivo […]"

M. T. Cicerone – De Re Publica

 
 
non mi andava di parlare di politica e – a parte pochi riferimenti – finora non l’ho fatto.
non è il mio mestiere, non ho gli strumenti nè la competenze nè soprattutto la presunzione di saperlo fare.
 
ma stamattina ho trovato molto traffico e nel traffico non posso fare molte cose, pertanto ascolto musica e rifletto….
 
e stamattina ho pensato che – senza rendercene conto – stiamo perdendo il senso dello Stato.
che, se non facciamo attenzione alle nostre scelte, presto ci ritroveremo in bruttissime acque.
 
lo Stato non è un nemico da combattere, non è lo nero periglio che viene dallo mare, una piovra che insinua i suoi tentacoli verso gli inermi cittadini per carpirli e ghermirli.
lo Stato siamo (saremmo…) noi, gli organismi politici SIAMO noi, che grazie a Dio e alle lotte di secoli e secoli fa, oggi viviamo in una democrazia e possiamo scegliere, votare, decidere (abbiamo recentemente conosciuto anche la tirannia e la dittatura in europa….e non parlo di 1000 anni fa….erano una sessantina di anni fa, quando il mondo moderno davvero è riuscito a inventare il male quasi assoluto).
 
ora invece ci ritroviamo in una situazione paradossale.
da un lato eleggiamo i nostri rappresentanti, quelli cioè che dovrebbero fare i nostri interessi e creare uno Stao a nostra immagine e somiglianza, dall’altro vediamo questo Stato sempre e comunque come un nemico.
una losca entità il cui ruolo è farci del male e dal qualedobbiamo difenderci.
cosi’ scindiamo il votare dal suo significato.
votare significa prendere posizione per una squadra, come a dire tifo Roma o tifo Lazio, tifo Juve, Toro, Inter….la stessa cosa. scelgo una maglia.
ma il voto è un’altra cosa.
il voto è la partecipazione democratica e individuale di ciascuno di noi alla vita pubblica…
ci siamo anche raccontati che questa democrazia partecipativa l’abbiamo esportata nel mondo come le borse di Gucci…e che cosa volevamo esportare?
una giornata con i seggi aperti e la gente in fila oppure un diverso approccio alla vita di ognuno?
 
quando noi votiamo decidiamo di fare politica in prima persona, ma non QUEL giorno, bensi’ per tutti gli anni a venire.
decidiamo di diventare Stato.
 
ora, pagare le tasse non piace a nessuno.
quando vedo la mia busta paga e vedo la cifra lorda faccio un gran sorriso, poi guardo alla colonna della cifra netta che effettivamente mi viene in tasca e e sorrido di meno…
 
ma le tasse dovrebbero essere cio’ che io do’ allo Stato in cambio di strade, ospedali, scuole, sicurezza.
in una parola servizi, quelli ai quali il singolo non puo’ provvedere autonomamente
non dico allora che sono felice di pagare, continuo a guardare alla colonnina del netto con un sospiro, ma in cuor mio penso che quelle strade sulle quali mi muovo siano anche un po’ mie, che i parchi della mia città mi appartengono, che cio’ che è pubblico debba essere rispettato come se mi appartenesse, perchè in ogni cosa c’è un mio piccolo contributo.
 
già.
il mio piccolo contributo
e allora io non le voglio le grandi opere.
non lo voglio il ponte sullo stretto se la salerno-reggiocalabria fa schifo ed è una delle strade piu’ pericolose del mondo.
voglio il raccordo anulare di roma e tutte le tangenziali delle grandi città ben manutenute, perchè io su quelle strade ci vivo, ci faccio 50 km al giorno in motorino e voglio che siano sicure.
e se un giorno dovessi avere bisogno di un ospedale voglio che funzioni, non voglio dover andare in clinica o morire.
quando sarò anziana voglio essere curata, non lasciata morire o alle cure amorevoli di eventuali figli.
voglio linee si trasporto capillari (io invidio parigi e londra…là puoi vivere benissimo senza macchina), perchè voglio anch’io poter prendere la metropolitana per andare al lavoro senza impiegarci piu’ di quanto ci impiegherei con mezzi privati.
gradirei essere protetta se vado in giro da sola, graidrei che polizia e carabinieri avessero fondi sufficienti a garantirmi città sicure, invece di vedersi sempre tagliati gli stanziamenti e dover ridurre il loro ruolo alle multe agli automobilisti indisciplinati e alla raccolta di denuncie per borseggio.
voglio poter mandare i miei bambini al nido comunale senza dover divorziare e drogarmi per acquisire punteggio e voglio un personale docente formato e motivato nella scuola pubblica.
voglio che tutti possano andare all’università almeno nella loro regione d’origine, non vorrei università di serie A dove tutti si precipitano per il nome e la fama e università di serie B dove non va nessuno e dato che non va nessuno gli stessi docenti scappano o non sono motivati. cosi’ solo i ricchi vanno nelle università prestigiose…
 
qualcuno dice che se voglio tutte queste cose sono una cogliona [absit iniuria verbis…]…
 
a me piace definirmi invece semplicemente una persona molto logica, pragmatica e con i piedi saldi a terra…….
i sogni e le favole preferisco riservarli ad altri momenti della mia vita
 
buona giornata