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utopia

ci sono libri che ci cambiano la vita
altri altri semplicemente divertono
ce ne sono alcuni che insegnano qualche cosa
altri che non si riescono a terminare
ci sono libri che vorremmo avere scritto
altri che abbiamo scritto e messo in un cassetto
ci sono libri che leggeremmo all’infinito, trovando ogni volta qualcosa di nuovo.
 
poi ce ne sono alcuni magici, che non solo fanno riflettere, ma per un momento fermano il tuo mondo, lo capovolgono, ti fanno vedere tutto da una prospettiva diversa, ti mostrano una dimensione che non conoscevi.
poi il tuo mondo si da’ una scrollata, si rimette dritto e torna a girare per il suo verso.
ma qualcosa è cambiato, perchè hai visto per un momento l’altra faccia della medaglia, hai avuto una visione rapidissima di una dimensione che non pensavi esistesse.
 
per me uno di questi libri è stato "Dio la benedica, mr Rosewater" di Kurt Vonnegut.
 
la trama in breve, anche se la storia è forse la cosa meno importante…
Eliot Rosewater è l’ultimo discendente di una potente famiglia americana, impeganta a fare e conservre soldi, acquistare prestigio e potere, una famiglia alla kennedy per intendersi.
ed eliot erediterà tutto questo, ma a un certo  punto comincia a usare il suo denaro (quello della sua famiglia e di suo padre…) per gli altri, per chiunque gliene chieda, per qualunque motivo.
eliot diventa un benefattore per i suoi protetti, un pazzo per il padre, un meraviglioso sognatore per la moglie, che lo segue fino ad arrivare sull’orlo della follia, una ghiotta occasione per un giovane avvocato rampante e senza scrupoli.
 
ma chi è davvero eliot?
 
chiaramente mi fermo qui e non racconto il finale, casomai a qualcuno venisse la fantasia di leggere il romanzo (che caldamente consiglio).
 
bene, questa storia ha per un momento fermato e capovolto il mio mondo.
 
eliot sembra un personaggio naif, un pazzo prodigo del quale sorridere e pensare "uh! ce ne fossero!" (già, ce ne fossero…mai che pensiamo "ehi, ma potrei essere io…"), un ingenuo sognatore, direbbe chi si ferma sempre alla superficie delle cose.
ma eliot è qualcosa di piu’, eliot va oltre al sogno.
eliot insegue l’Utopia
 
insegue e cerca su e giu’ per il globo quel meraviglioso luogo-non luogo, contraddizione già solo nel nome.
insegue l’Utopia di realizzare i sogni, tutti i sogni, tutti i desideri, di chiunque, senza censurarli, senza valutarli, senza darne alcun giudizio.
e spesso i suoi beneficati restano senza parole…e – una volta che li hanno realizzati – restano senza sogni…
altre volte invece i loro sogni e le loro parole diventano ben poca cosa quando si fanno realtà (è bellissimo l’episodio dello scrittore che cerca denaro per poter scrivere la Verità…e quando la scrive…..beh, mi fermo qui).
 
già…
 
come sono belli i sogni finchè sono tali, e come sono inconsistenti spesso una volta realizzati…
e anche se non sono inconsistenti, ci danno una felicità momentanea, perchè subito ecco che coltiviamo un nuovo sogno e quello che prima ci sembrava indispensabile diventa nulla, non basta piu’ per essere felici
 
insomma, esiste un luogo oltre i sogni, un luogo nel quale i sogni sono nulla.
esiste Utòpia, il luogo che si trova in nessun luogo, dove quindi ciò che accade, per quanto importante sia, ha poco valore e dove qualsiasi inezia è fondamentale.
 
tutti abbiamo dei sogni, anzi tutti abbiamo Il Sogno.
ma se per magia o altro potessimo realizzarlo, che cosa ci resterebbe?
sapremmo che cosa farne?
saremmo davvero felici?
 
quali sono i nostri sogni?
amore? amicizia? valori? denaro? potere?
e sappiamo che cosa vogliamo? o aggiustiamo il tiro lungo il cammino?
o peggio, piu’ che sogni i nostri sono capricci infantili?
sono davvero nostri o prendiamo quelli di qualcun altro e ce ne impossessiamo?
 
e se alla fine li realizzassimo davvero, sapremmo prendercene cura?
e saremmo davvero felici? oppure ne faremmo immediatamente di nuovi, che spazzerebbero via quelli appena realizzati?
e cosi’ via, perseguiremmo sempre un sogno nuovo, che rende inutile e misero quello precedente, fino ad ammettere che la realizzazione di un sogno, di quel sogno non era nulla?
 
ricordiamo ancora i nostri sogni di uno, due, tre, dieci, venti, trenta anni fa?
e sono rimasti gli stessi?
certo, si deve sempre tendere a qualcosa di piu’, si deve sempre aspirare ad altro….l’insoddisfazione e la tensione al miglioramento sono indubbiamente caratteristiche positive in una persona, ma l’insoddisfazione fine a se stessa non puo’ essere felicità…
l’insoddisfazione non puo’ essere una scusa per il nostro non concludere nulla, per l’inconsistenza delle nostre azioni e delle nostre tensioni
 
e allora, realizzare un sogno è la felicità o è solo l’inizio di una nuova insoddisfazione?
 
vogliamo davvero realizzare i nostri sogni o la felicità consiste semplicemente nell’averne?