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learning to fly….

il mio ufficio sembra casa mia.
pieno di cose "mie", che non hanno a che vedere con il lavoro, ma che mi porto dietro da otto anni, da quando ho iniiziato a lavorare e che mi servono per sentirmi a casa, a mio agio anche qui, dove passo la maggior parte del mio tempo
 cosi’ ho un oggetto piccolo piccolo che mi riporto da ogni viaggio, una piantina, un giacinto che sta spuntando, alcune fotografie, un olio profuma ambiente alla mela e cannella (lo stesso odore che c’e’ a casa…)
 
e poi ho un oggetto al quale sono legatissima
 
un planisfero.
si chiama "il mondo del 2000" ed era allegato al numero di agosto 1999 della rivista focus, che leggevo sul traghetto che mi portava in grecia quell’estate (passaggio ponte….se ci ripenso…)
era una vacanza importante, la prima con una persona cui tenevo (tengo) moltissimo e anche la prima esperienza "insieme"….
 
quindi oltre a un valore "pratico" ha anche un valore affettivo.
lo porto in ogni mia stanza, sempre
e segno con una pallina ogni paese che visito.
 
rispondendo a un post su un altro blog, ho fatto brevemente un rapido volo sul mio planisfero.
 
e ho realizzato che ognuna di quelle palline non è solo un punto "smarcato" dalla mia ideale lista di viaggi dei sogni
ognuno di quei puntini è una porta, che si apre su un mondo di ricordi
ma ognuno di quei puntini e’ anche una riga in piu’ sul mio viso, un gesto che ho imparato, un’abitudine che ho preso o perso, un pensiero che ho sviluppato, un preconcetto che ho cancellato.
ogni paese che ho visto, ogni parola che ho scambiato mi ha resa quella che sono
 
questo accade anche con le persone che si incontrano quotidianamente, i colkeghi, i vicini di casa, i negozianti o i semplici passanti…ma nei viaggi tutto è amplificato……tutto diventa estremo
 
e allora ecco cuba, l’ultimo dei paesi non globalizzati, che mi ha dato il senso della liberta’, perche’ io la possiedo e non me ne ero forse mai resa conto, perche’ al di la’ della salsa, delle donne (e uomini…) bellissime, della musica, c’e’ tristezza negli occhi degli abitanti. tristezza e ingenuita’, affetto e valori solidi, che noi stiamo perdendo di vista. e che scompariranno presto….
cuba mi ha regalato la liberta’
 
poi ci sono il messico e il guatemala, antiche civilta’, avanzatissime, ma teoriche, ingenue, ancora troppo mistiche quando incontrarono la nostra, che aveva smesso da un bel pezzo di esserlo sul serio…
messico e guatemala mi hanno regalato il sorriso dei bambini quando mi vedevano cosi’ alta e cosi’ bionda, tanto diversa da loro.
e mi hanno fatto capire che si è sempre diversi da qualcuno….
 
e il marocco, misterioso davvero, a tratti soffocante, impenetrabile e cortese, rigido nelle sue regole, formale e sfuggente, lubrico e severo.
il marocco mi ha ricordato che essere una donna in alcuni posti è essere diversi….soprattutto se vieni da un paese dove una donna è – formalmente – uguale a un uomo e che ci sono regole che vanno rispettate sempre a casa d’altri.
 
la thailandia, elegante e sorridente, oscena e pudica, mi ha regalato una bambina che voleva giocare con noi e ci portava i suoi recalcitranti gattini. una piccolina di due anni, sola, che saliva e scendeva da scale ripide, che si e’ arrabbiata quando sono dovuta andare via e che mi lanciava un pacchetto di patatine perche’ glielo riportassi indietro e restassi ancora con lei…..anche se non sapevo proprio che giochi fare con lei, ne’ che cosa dirle…
non credo che dimentichero’ mai il suo sguardo imbronciato e vorrei ricordarmelo soprattutto se dovessi avere dei bambini miei, i quali avranno in un solo anno di vita cio’ che lei non avra’ mai.
 
new york è stata una scoperta. non è stato amore a prima vista, all’inizio ero spaventata, tutto cosi’ grande, strade enormi, palazzi enormi, macchine enormi, caffe’ enormi. tutto grande-
ma new york è anche una citta’ dove ti puoi sentire a casa, dove il tuo strano accento non ti fa etichettare come turista, perche’ la maggior parte delle persone ha uno strano accento (se proprio non parla un’altra lingua…).
a new york ho capito che ogni posto puo’ essere la tua casa, basta che il tuo cuore si senta a suo agio.
 
sul peru’  non avro’ mai abbastanza parole, soprattutto non avro’ mai le parole giuste. come definirlo? maestoso? solenne? davvero il paese dei discendenti del sole…diverso, dalla selva, alla sierra, alla costa, dalle alture di macchu picchu, al deserto dell’atacama. verde, inpenetrabile, povero ma dignitoso.
dove il treno va dal lago titicaca fino a cusco, l’ombelico del mondo, segnando con il suo passaggio le giornate.
il peru’ e’ il paese dei contrasti geografici, il paese dove una bambina mi ha dato una patata in cambio del dolce che le avevo dato. forse il peru’ e’ il paese del mio cuore e della mia anima.
 
le maldive, il paradiso in terra diventato inferno, la precarieta’ di un paese inventato e regalo quotidiano del mare, che decidera’ fino a quando tenere in vita quelle sottili isolette di sabbia incredibile, quel paradiso di pesci colorati che ti trattano come uno di loro, che si avvicina per guardati come tu fai con loro. le maldive sono la fiducia.
 
la namibia è l’africa dei miei sogni, la mia africa. un posto al quale senti di appartenere, nel quale devi metterti in sintonia ocn la terra perche’ quella ti accolga. un paese che ci ha respinti all’inzio, finche’ non ha capito che eravamo amici.
in namibia ho visto che una donna senza figli è un’infelice e che un reggiseno è uno strumento che fa scuotere la testa sconsolata a un’altra donna.
dove se hai bisogno di aiuto urgente devi aspettare i tempi che ci vogliono…e intanto quell’aiuto ti arriva da ogni parte. perche’ la gente – fisicamente cosi’ diversa -ti vede con gli occhi dell’anima, quindi ti vede uguale a se’.
 
la cina è infine un altro pianeta, un luogo dove una citta’ di 10 milioni di abitanti è "piccola", dove due ore di aereo è una distanza abrevissima, dove ti senti perso perchè spesso nessuno sente il bsogno di usare una lingua diversa dal cinese, nemmeno alla stazione dei treni. dove capisci che pensare di appartenere alla civilta’ "dominante" è un’utopia, ma soprattutto un errore.
dove capisci che sei a cavallo di un drago silente, che presto si svegliera’ e con una vampata sara’ capace di annientare tutto cio’ che ha davanti a se.
e accanto alla cina il triste tibet, ostinatamente mistico e profondamente diverso da cio’ che lo circonda, impegnato in una lotta impari per restare unico. che affida le sue speranze alle bandiere che garriscono nel vento che le consuma.
li’ ti senti di lasciare anche tu una preghiera, perche’ cosi’ in alto arrivera’ prima al cielo, perche’ in un paese sofferente forse una preghiera diventa piu’ forte.
 
ho scritto troppo, mi sono lasciata prendere la mano….
vorrei fare un viaggio musicale la prossima volta…..e lasciare che sia la musica a raccontare le mie emozioni (per questo post immaginate "learning to fly" dei pink floyd…
 
grazie per essere arrivati fin quaggiu’ con me….
 
buon viaggio……