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il destino

 
ognuno è artefice del prorpio destino, uniquique fortunae suae faber est, come dicevano i latini.
ma è vero? siamo noi a decidere e costruire il nostro destino o semplicemente seguiamo una strada che avremmo percorso in ogni caso?
 
personalmente penso che una specie di "destino" esista e che sia quel "limite" (o vantaggio…) che ci da’ la nsotra situazione di partenza, ossia, dove siamo nati e con quali mezzi (il che ci fa partire da un punto piuttosto che da un altro…), ma che siamo noi in buona parte a costruirlo, con le nostre azioni, con le nostre omissioni, con le nostre parole o i nostri silenzi.
pensare di essere sospinti dall’ineluttabile fato è un po’ lasciarsi andare, farsi sballottare dai flutti della vita senza viverla, è abbandonare il terreno di gioco prima ancora di conoscere le regole, prima ancora di provare a giocare.
una cosa accade perchè doveva accadere….e alllora che senso ha affannarsi, lavorare, imparare, crescere, conoscere?
in una parola, vivere?
ci muoviamo sulla terra solo per occupare quegli anni che ci vengono concessi qui? non ne varrebbe la pena…
 
invecchiando mia nonna sembrava presa dall’ansia di terminare al piu’ presto tutte le faccende della giornata.
ridendo dicevamo che se avesse potuto avrebbe fatto colazione, pranzo e cena appena alzata, cosi’, per "mettere a posto la pratica e  non pensarci piu’!"
 
ecco,
se la nostra vita fosse guidata solo dal fato noi faremmo cio’ che mia nonna avrebbe fatto quando ormai non ragionava piu’: colazione, pranzo e cena alle cinque del mattino.
e potremmo andare a dormire gia’ alle sei della mattina….e allora la vita avrebbe poco senso davvero.
 
penso invece che siamo noi ad aver costruito cio’ che siamo e a decidere cio’ che diventeremo, con il nostro impegno, con i nostri errori, non ripetendoli piu’, o perseverando per vedere se cambiando i tempi cambiano anche le conseguenze delle stesse azioni.
siamo noi a decidere se andare a destra, a sinistra, dritti o tornare indietro, non è scritto da nessuna parte dove arriveremo.
è chiaro che se ci prefiggiamo mete impossibili e irraggiungibili avremo un bel dare la colpa al destino avverso.
per costruire il nostro destino dobbiamo per prima cosa conoscere noi stessi, i nostri punti di forza e le nostre debolezze e lavorare su quelli.
 
la vita è un viaggio, e il viaggio non è solo la meta, perche’ comincia gia’ da quando compriamo i biglietti, da quando prepariamo la valigia.
anzi, comnicia ancor prima, quando per caso su un giornale vediamo la fotografia di un posto che ci incanta, captiamo una conversazione per caso su un autobus, leggiamo un libro.
 
si, se penso alla vita penso proprio a un viaggio, che forse è la metafora piu’ (ab)usata per descrivere l’esistenza, il "viaggio terreno".
 
un viaggio
scelgo la meta, scelgo il periodo, cerco i biglietti, studio il percorso, parlo con altri viaggiatori che gia’ hanno visitato quella meta, ascolto i loro consigli e decido di seguirli, oppure decido che la loro esperienza è una serie di sciocchezze e faccio di testa mia.
decido se viaggiare sola o in compagnia e scelgo una compagnia che in cuor mio mi renda il viaggio piacevole e agevole.
scelgo che vestiti portero’, quanti rullini (schede di memoria, pardon, io sono sempre antiquata…), a che ora uscire di casa.
cerco di occupare in qualche modo il tempo del viaggio, una volta sul posto guardo cio’ che piu’ mi attrae, scelgo un albergo per dormire che mi sembri comodo e alla mia portata, scelgo che cosa mangiare, che cosa portare con me, con chi parlare…
 
una volta partita potrei anche non arrivare, il mio aereo potrebbe cadere, la mia macchina precipitare per un dirupo e il mio viaggio finirebbe li’, o il mezzo potrebbe non partire affatto e allora dovrei cambiare programma.
ma anche quei preparativi sarebbero stati per me "viaggio".
 
saranno sempre e comunque le mie scelte a decidere come sara’ il mio viaggio, SE ci sarà un viaggio o se restero’ a casa,  quali difficolta’ mi sento di affrontare e quali preferisco evitare.
saranno solo mie decisioni.
 
il destino non è scritto da qualche parte, lo scriviamo noi, a posteriori, faccaimo avverare postume profezie mai pronunciate, leghiamo fra loro gli eventi casuali secondo i nostri desideri o le nostre paure.
 
una cosa sola non dipende del tutto da noi, ed è il giorno in cui, per un  motivo o per l’altro, ce ne andremo.
(anche se qualcuno decide di andare via prima e di non aspettare, decide che non gli interessa andare da nessuna parte e nemmeno stare a casa).
 
se qualcuno ha voglia legga il libro che ho citato all’inizio di questo post e che mi ha suscitato queste riflessioni.
l’autore, in seguito al monito di un indovino, che gli dice di non volare durante l’anno 1993, altrimenti sarebbe morto, trascorre un intero anno spostandosi per mezzo mondo senza prendere alcun velivolo.
e in quell’anno, muovendosi via terra, via mare e con qualunque mezzo fuorche’ quelli che volano, vede il mondo in cui vive in una prospettiva sulla quale aveva fino a quel momento…."sorvolato"
e a un certo punto dell’anno si chiede se stia scappando a un destino gia’ scritto (ma se è gia’ scritto, come sfuggirgli???) oppure se semplicemente abbia scelto una strada invece di un’altra.