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“…e scrivo, e scrivo, e ho molte altre virtu’…

…non son piu’, cipressetti, un birichino
e sassi in specie non ne tiro piu’…
e massime alle piante"
[G. Pascoli – Davanti san Guido] – citata a menoria, quindi forse imprecisa
 
oggi ho convinto un’amica a iniziare un diario online.
le ho detto che la avrebbe aiutata a mettere i modo piu’ razionale la sua vita..a volte siamo cosi’ occupati a viverla che ci scordiamo di quello che stiamo facendo.
cercare le parole per farsi capire anche da chi non sa è uno sforzo notevole e aiuta a rendere i fatti razionali, reali, altro da noi.
veri.
 
la scrittura creatrice di vita, della nostra vita, di noi, personaggi del romanzo della nostra stessa esistenza.
 
lei mi ha detto che lo fara’, non so se poi avra’ pazienza, voglia, costanza.
ne’ so se le ho dato un buon consiglio, perchè non so se la scrittura aiutera’ lei come ha aiutato me.
 
"tu hai letto tanti libri" mi ha detto l’altro giorno "per forza scrivi bene…."
 
oibo’, una frase e due domande per me…
 
la prima
 
scrivo davvero bene?
al di la’ della correttezza grammaticale, intendo.
non lo so…ho un mio stile inconfondibile, si, so usare il conguntivo e mi compiaccio dele costruzioni ardite, mi picco di saper mettere a dovere la punteggiatura….
a volte – dicono – dimostro una certa fantasia
va bene, allora ammettiamo che scrivo bene, diciamo che è il nostro postulato.
ma nessuno me lo ha insegnato, non ho fatto corsi veri (ne provai uno in giovissima eta’ ma scappai orripilata perche’ ne sarebbero usciti tutti dei cloni manieristi…..), insomma non ho mai imparato a scrivere.
ma l’ho sempre fatto, fin da piccola.
da che io mi ricordi ho sempre avuto una penna in mano, inventato storie, trame.
nella mia borsa ci sono sempre un libro e un piccolo quadernetto (ho moleskine e taccuini di tutte le forme e colori…per natale chissa’ perche’ piu’ persone me ne hanno regalati altri che non vedo l’ora di riempire…)
il libro – se  la borsa è piccola e la mèta non si presta alla lettura – a volte resta a casa, ma il taccuino no…anche se vado a cena fuori, anche se vado al cinema, anche se vado a ballare.
 
tengo un diario da quando avevo 10 anni, prima diari veri e propri, le grosse agende che mi portava mio padre e che mio fratello ambiva a leggere per prendemi in giro, poi, con il passare degli anni e l’aumentare degli impegni, direi dei periodici. scrivo i grandi eventi, scrivo ogni giorno se sono in viaggio (ho ritrovato gli appunti del mio viaggio a cuba, del viaggio di nozze in messico e guatemala….dieci vite fa…ero davvero io quella???)..
anche queste parole le sto copiando dal mio quadernetto…le ho scritte alle cinque quando in ufficio è andata via la luce e ho aspettato un po’ sperando che tornasse.
pensare mi fa star male, scrivere mi fa stare bene…
le cose migliori le penso in motorino, poi arrivo a casa e corro a scriverle, ma devo sbrigarmi, altrimenti evaporano…
 
seconda domanda
d’accordo, abbiamo deciso che scrivo bene (!)…ma è cosi’ davvero perchè ho letto tanti libri?
ne ho letti tanti, davvero.
a quattro anni gia’ leggevo (mi dava ai nervi chiedere a mia madre "che c’e’ scritto???), a sette anni lessi italo calvino e lo trovai entusiasmante.
mi piaceva leggere, mi piaceva studiare.
a casa ho tanti di quei libri in 60 mq di casa che non so piu’ dove metterli, non riesco a uscire da una libreria senza in mano un pacchettino con dentro un libro che voglio leggere (avere una libreria è uno dei miei sogni…)
ma credo che amare la lettura e amare la scrittura siano due cose diverse.
ho un amico che ha letto mille libri piu’ di me, ma scrive in maniera spaventosa, frasi lunghe pagine e pagine, si perde il filo, ci si distrae…ne ho un altro che dice di aver letto poco in vita sua, ma quando scrive ha la capacita’ di evocare cio’ che racconta. se ti racconta un fatto ti sembra di averlo vissuto con lui…ogni tanto faccio la maestrina e lo correggo…non si offende, lo sa che è un gioco…
ma se scrivesse di piu’ sarebbe proprio bravo…
 
leggendo si impara la grammaica..
"se io andrei…." no, non ti suona
"se io andassi…." non sai spiegare la regola, ma cosi’ suona, perchè lo hai letto.
tutto qui.
 
il resto no
l’amore e l’attitudine alla scrittura non si imparano, non si trovano sui libri e sui manuali, si hanno, come il coraggio di manzoniana memoria (faccio anche qualche citazione che fa tanto persona colta… ), se uno non ce l’ha, non se lo puo’ dare.
si impara a scrivere in modo che gli altri capiscano, a scrivere corretto…tutto qui.
è come dipingere o cantare.
 
io vorrei saper dipingere come mia madre, vorrei saper cantare, ma non è cosa per me.
ci posso provare, ma lo sento che nel tragitto dal cervello alla mano o alle corde vocali, ecco proprio li’, succede qualche cosa e le immagini che avevo in testa, i suoni che stavo riproducendo, si perdono…
finsice il flusso della benzina, puf! viene fuori uno sgorbio o una stecca…
 
con la penna no
 
una penna, un foglio bianco e tutto quello che pensavo diventa esattamente cio’ che volevo che diventasse.
non scrivo per dovere, qundi sono le parole che vengono a cercare me, mi chiedono di essere scritte.
sono i miei personaggi in cerca d’autore – dotta citazione n. 2  –  (che stupide…se andassero da uno scrittore famoso diventerebbero soldi…forse da me vengono solo le parole meno fortunate, piu’ timide….i gattini randagi….quelli di razza vano altrove…ma si sa, la famiglia non si sceglie)
 
io sono affezionata alla scrittura ed è davvero forse l’unico mestiere che farei volentieri (ora lavoro con numeri e alta tecnologia, figurarsi…ma se c’e’ da scrivere una lettera vengono tutti da me…almeno quello…).
ma per me la scrittura è anche una terapia, per questo oggi l’ho consigliata alla mia amica riluttante (che spero mi legga e mi commenti prima o poi…)
 
scrivendo mi sono salvata dlla follia del pensiero solitario, dall’alienazione del dolore in questo anno che ancora mi pesa sulle spalle.
scrivendo ho sollevato un po’ quel macigno che ho sul petto e sono riuscita qualche volta a respirare.
scrivendo ho asciugato le mie lacrime, le ho rese parole.
le ho messe li’ per ricordarmele per sempre.
per renderle meno dolorose.
scrivendo mi sono guardata da fuori, mi sono riletta, mi sono corretta, mi sono capita.
ho dato sfogo a un dolore sordo che mi faceva urlare dentro e fuori. che ancora mi fa urlare.
scrivendo ho tenuto insieme i pezzettini sempre piu’ piccoli di un cuore che si spezzava, che si polverizzava. nelle parole ho chiuso tutti i pezzettini, le briciole, la polvere, e l’ho fatto battere di nuovo.
 
ho pianto rileggendomi, ho sorriso, ho rivissuto momenti felici.
ho ricordato chi ero.
 
ho iniziato un diario dell’assenza, un elenco dei miei dolori e dei miei sentimenti, delle mie speranze.
 
mi sono tenuta in piedi e viva, mi sono aggrappata alle parole quando sono caduta. ho letto le cose che erano accadute e solo allora ho capito che erano accadute davvero.
 
mi pento delle parole buttate via per rabbia, per paura di rileggerle e soffrire ancora. mi pento di aver gettato parole d’amore, un diario iniziato per chi non ha saputo leggerlo.
mi fanno rabbia le parole che ho regalato a chi le ha buttate…ma erano un regalo, non potevo chiederle indietro.
 
io non so parlare, sono timida, emotiva, silenziosa. non ho una fisicita’ prorompente che possa sostituire la conversazione.
io sono la donna invisibile
 
ma quando scrivo divento voce, divento corpo.
 
non saro’ mai una vera scrittrice (per quello oltre l’attitudine ci vuole il talento e quello è ancora peggio da simulare), perchè so scrivere solo di me, perchè devo vivere e desiderare una cosa per poterla raccontare.
 
ma quando scrivo esisto, o meglio, esiste cio’ che vorrei essere.
 
mi correggo "…e scrivo…e scrivo…" ma non ho altre virtu’…