Tags

Related Posts

Share This

vivere e raccontarsi

"[…] possiamo distinguere sotto il nome dell’autore, i vari io che compongono l’io di chi scrive. La condizione preliminare di qualsiasi opera letteraria è questa: la persona che scrive deve inventare quel primo personaggio che è l’autore dell’opera.
[…]
E’ sempre solo una proiezione di se stesso che l’autore mette in gioco nella scrittura, e può essere la proiezione d’una vera parte di se stesso come la proiezione d’un io fittizio, d’una maschera".

Italo Calvino, I livelli della realtà in letteratura in: Una pietra sopra. Milano, Oscar Mondadori, 1995, p. 382

 
  
quante vite leggiamo?
quante ne viviamo?
 
quante cose facciamo solo per poterle raccontare e quante ne facciamo per il gusto di farle?
 
quante delle cose che facciamo possono essere raccontate?
quante e’ un peccato non poterle raccontare?
 
nei nostri racconti diventiamo dei personaggi, i protagonisti di un romanzo che e’ la nostra vita, di una commedia, di una tragedia, di un racconto di viaggio o di un disagio esistenziale…
 
un diario e’ un po’ una cura, ho sempre pensato.
scrivere cio’ che si pensa aiuta a comprenderlo, ma come la mettiamo quando scriviamo per un nostro – sia pur piccolo – pubblico?
 
allora smettiamo di essere persona e ci trasformiamo in personaggio…
 
troppo pirandelliana?