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la società sessuale

Raccolgo una sfida (o forse è meglio dire un invito) ed eccomi a commentare un articolo sui giovani e la sessualità.
 
Breve riassunto per chi non ha voglia di leggersi l’articolo:
 
I ginecologi della SIGO (Società Italiana Ginecologia e Ostetricia), osservano una crescente richiesta della pillola del giorno dopo da parte delle adolescenti dopo il fine settimana.
Pare che l’età della prima volta si sia alzata a 17 anni (o meglio, sia tornata come ai miei tempi…) ma sono aumentati i rapporti occasionali non protetti fra i giovanissimi.
Moltissimi di loro rifiutano il preservativo "ostacolo alla spontaneità, qualcosa che alimenta una forma di sospetto nei confronti del partner".
 
Si nota poi una differenza fra il nord, dove i ragazzi (soprattutto le ragazze) ricorrono più spesso ai centri di consulenza e informazione, e il sud, dove invece questi vengono quasi ignorati.
 
Infine molti dei ragazzi parlano della sessualità come di un fatto imposto socialmente, come se si fosse passati da una sessualità proibita a una sessualità obbligata.
 
bene, questo è l’argomento.
che dire?
 
Da un lato verrebbe da pensare bene – perchè oggi di questi argomenti si parla di più, si sa di più –
ma dall’altro cadono le braccia, perchè accanto alla consapevolezza dei fatti "tecnici"  si vede una profonda immaturita’, non solo nei rapporti fra le persone, dove sembra prevalere ancora una volta l’edonismo sul sentimento, dove avere un rapporto sessuale con qualcuno (ossia condividere il momento più alto di intimità con una persona) è una specie di affermazione della propria libertà di pensiero (quindi sempre meno spesso è il punto di arrivo di qualche cosa che si è costruito in due), ma anche una profonda immaturità nella gestione di se stessi e della propria vita.
 
è normale a vent’anni credersi immortali, onnipotenti.
è normale pensare di poter far tutto.
è normale essere convinti che ogni nostra azione è giustificabile per il solo fatto che l’abbiamo fatta.
 
lo vedo quando per strada sfrecciano in motorino senza guardare dove vanno, perchè dal motorino non si cade e se si cade non si muore o non si resta paralizzati, perchè la paura la lasciamo ai vecchi senza speranze.
 
e allora possiamo avere rapporti non protetti perchè l’AIDS lo prendono in africa o i tossici o i ricchioni [absit iniuria verbis], o comunque gli altri.
una gravidanza non è un rischio da mettere in conto se si va con una persona, perchè c’è la caramellina magica che risolve i problemi (se sono una ragazza…se sono un ragazzo il problema normalmente non si pone).
o alle brutte c’e’ l’aborto, che ci vuole mezza mattinata per farlo (e magari tutta una vita per digerirlo).
 
il vero rischio è NON andare con quella persona, perchè sarebbe un’occasione perduta. soprattutto per affermare la propria "libertà".

per inesperienza (loro e dei partner) per aspettative spesso troppo alte. o semplicemente perchè in quello che si fa si mette (in qualche maniera) il corpo, ma si lasciano a casa cuore e cervello. 
 
quindi via, verso nuove avventure, perchè la società vuole così, vuole che se una cosa c’e’, esiste, io me la prenda. perchè rinunciare?
solo gli sfigati rinunciano.
perchè se decido di aspettare o di pensarci sù se vale la pena o meno sono un retrogrado, un plagiato dal vaticano e dalla chiesa, o alla meglio uno che non sa che cosa vuol dire vivere e godersi la vita.
vuol dire che non penso con la mia testa.
se io vedo una cosa e me la prendo, ecco, allora si che penso da uomo (o donna…) libero!

 

ma che cosa vuol dire vivere? che cosa è veramente godersi la vita?
prendere ciò che si vuole? ciò che la televisione e i giornali ci dicono che dobbiamo volere per essere "moderni"?
 
oppure vivere è guadagnarsi le cose, conquistarle, mantenerle?
lottare per non perderle?
 
le sfide sono solo quelle della trasmissione "amici", dove ci si mette una maglietta di colore diverso?
 
la vita sono le conquiste che facciamo a fatica o i cellulari, che cambiamo appena in tv ci si dice che il nostro è vecchio, anche se funziona ancora, e che quindi ci preclude un mondo di (costosi!) piaceri irrinunciabili?