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Pausa pranzo

Torno dalla pausa pranzo.

a mensa capto frammenti di conversazione fra colleghi.

e rifletto

Ma perché tutti noi che lavoriamo negli uffici lavoriamo tutti come i matti, per noi è sempre un periodo di iper lavoro, siamo stressati, usciamo tardi, se non siamo matti non ce li vogliamo…??

Avete notato? Provate a chiedere a qualcuno

 “come va il lavoro?”

 Che cosa credete che vi risponda? “mah, bene, in questo periodo non è che ci siano delle scadenze, esco presto, faccio le mie cose e me ne vado a casa…”

Nooooo, vi risponderà, ridendo compiaciuto sotto i baffi che è un periodo di stress che ci sono scadenze su scadenze, che sono pieni di lavoro fin qui, che gli chiedono l’impossibile che lui riesce a fare.

E provate a fare la battuta che si fa sempre a chi esce dall’ufficio alle otto di sera “eh…mezza giornata oggi?” La maggior parte delle persone vi risponderà che quel giorno è un giorno particolare, che c’è stato il funerale della nonna e che quindi per quello e che solo per quello esce a quell’ora (le otto poi è un’ora indecente per uscire da un ufficio!) e giù a scusarsi….

Insomma, stiamo sempre a giustificarci del fatto di avere una vita privata fuori dall’ufficio, stiamo sempre a far finta di lamentarci del troppo lavoro, ma al tempo stesso non sopportiamo che ci sia qualcuno che lavora più di noi.

Ma che ci succede?

È proprio così male pensare che il lavoro, per quanto appassionante, bello e stimolante, è semplicemente un modo per guadagnare i soldi per mangiare? È proprio così male avere una vita fuori dal lavoro?

Perché chi dà più spazio al proprio privato deve essere giudicato come meno "realizzato", o per lo meno come una persona ceh è scesa a compromessi con la vita, facendo delle rinunce, dei compromessi?

il vero compromesso, la vera rinuncia al mondo non è quella che facciamo accettando di chiuderci in un ufficio per almeno otto ore al giorno?

Perché finiamo per giudicare “di successo” chi passa la vita in ufficio senza avere altri interessi e guardiamo con commiserazione e quasi disprezzo chi invece di chi la sua vita se l’è costruita con una giusta miscela di privato e di lavoro?

Il lavoro, o meglio, la presenza in ufficio, è diventata un valore?